Nell'Italia Settentrionale, le monetazioni
galliche assumono un'ampiezza notevole, dando luogo ad un fenomeno monetario
che interessa tutta la valle padana ed inizia dopo più di secolo dalla
grande invasione gallica che, ai primi del IV secolo a.C., aveva occupato
tutto il Piemonte, Liguria, Lombardia, Emilia le Marche e la Toscana
orientale. In Emilia, nelle Marche ed in Toscana non risultano emesse monetazioni
galliche; quivi le tribù stanziatesi ( i Boi in Emilia, i Lingoni e Senoni
in Romagna, nelle Marche ed ai margini orientali della Toscana) avevano
evidentemente assunto l'uso
del già esistente moneta etrusca e romana. E' nelle regioni transpadane
dell'area cisalpina che si batterà moneta gallica, prendendo a modello la
dramma di Marsiglia, l'emporio greco che alimentava i commerci sulla costa
mediterranea e nell'entroterra delle regioni circostanti ne risulterà un
numerario autonomo e assai diffuso, attraverso una vasta e varia sequenza di
emissioni di vivo interesse per le loro caratteristiche tecniche e formali.
La monetazione gallica cisalpina prende il suo avvio dalle regioni
occidentali, nell'area dell'odierno Piemonte, ove si riscontra un
grandissimo numero di varietà tipologiche, poi altre emissioni avvengono in
Lombardia ed infine nell'area veneta, rimasta immune dall'invasione gallica
ma naturalmente collegata da rapporti di scambio con l'area cisalpina.
Una prima caratteristica differenzia le emissioni cisalpine da quelle
celtiche in genere: l'unicità del tipo monetario adottato. Esse infatti nel
corso di oltre due secoli, imitano sempre e soltanto la dramma di Marsiglia,
che porta al D/ la testa di Diana coronata di fronde d'olivo ed al R/ un
leone ruggente e la leggenda
MAΣΣA
.
Caratteristica della monetazione gallica in genere è la varietà dei tipi
monetari adottati, dovuta alla spontanea imitazione delle monete di
paesi anche lontani giunte nell'area celtica, ed il suo panorama tipologico
è una vasta imitazione di tipi, dalle monete di città greche al numerario
romano. L'esistenza di un unico tipo monetario cisalpino fa in oltre ritenere che le
varie tribù galliche, quando varcarono le Alpi dilagando in Italia, non
disponessero di un proprio numerario, poiché non avrebbero atteso oltre un
secolo per iniziare le loro emissioni ma avrebbero continuato alla
produzione e nell'uso dei loro numerari differenziati.
Il riferimento ad un solo soggetto tipologico offre pure gli elementi per un
interessante raffronto delle varie espressioni formali, poiché appaiono con
particolare evidenza le diverse versioni figurative di un unico tema. E' una
documentazione di grande rilievo, anzi l'unica vera e propria testimonianza
archeologica dell'arte figurativa, oltre alle sporadiche ed assai rare
manifestazioni dell'arte celtica nella valle padana. Le emissioni pedemontane, che rappresentano la più vasta gamma di
espressioni formali, attestano una notevole attività monetale per indicare
la varia sensibilità figurativa che costituisce la ricchezza di quelle
emissioni.
Se la figura del leone, animale sconosciuto ai monetatori cisalpini,
degenera rapidamente in una figura irreale che di fatto si stabilizza
cosiddetto tipo "scorpione", la testa di Diana offre argomento ad una
copiosa serie di variazioni formali. Dalla compostezza classica di una
volonterosa imitazione del prototipo massaliota (tipo 1)
che quasi si riterrebbe autentica moneta di Marsiglia se non fosse per la
degenerazione già accentuata della figura del leone e della leggenda a
rivelarne l'origine imitativa; a quella ( tipo 2
) dalla chioma
scompigliata.
Le imitazioni polarizzate nell'area milanese fino al Ticino ad al Po
(tipo 3), nel territorio occupato dalla tribù gallica degli Insubri, si
distinguono per una diversa imitazione del leone massaliota, che si traduce
in temimi meno irreali: frutto evidente di una propria derivazione diretta
dal prototipo massaliota.
Nell'area orinatale della regione lombarda, tra l'Adda ed il Mincio, in
cui erano stanziati i Galli Cenomani, è documentato un altro tipo di
monetazione, di stile vigoroso (tipo 4).
A nord, nella zona che si stende dal Lago Maggiore al Lago di Como, un
gruppo di emissioni monetarie si caratterizza spiccatamente non soltanto per
lo stile che tende ad una equilibrata e corretta semplificazione, ma
sopratutto per l'adozione di leggende in caratteri nord-etruschi, di quell'alfabeto
detto "leponzio" perché ha le sue testimonianze archeologiche nella zona
prealpina delle Alpi Lepontine, in un'area che può essere idealmente
iscritta in un cerchio del raggio di 50 Km avente come centro Lugano (tipo
5
con leggenda TOUTIOPOUOS).
Ad oriente dell'Adige, la regione veneta partecipa con una propria emissione
(tipo 6), in una versione alquanto rozza in cui
la testa di Diana, con viso turgido e grande occhio dilatato, ha fattezze
che richiamano la dea Reitia che aveva culto in
quella regione. Al R/, il leone assume una fantasiosa trasformazione in cui
spiccano il muso aguzzo ed enormi artigli.
Esistono dei sottomultipli della dramma cisalpina detti oboli (tipo
7)
provenienti dalla Liguria e attualmente non
risultano ritrovamenti in nessun’altro territorio padano.
Dal complesso delle numerose variazioni formali che risultano nella vasta
prospettiva delle monetazioni cisalpine (che possono denominarsi "padane", poichè riguardano l'ampio bacino padano e le confluenti vallate alpine),
appare evidente la costante organicità dei tipi monetari, una caratteristica
che nettamente le distingue dalle monetazioni celtiche in genere.
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