RIFLESSIONI
SULLA CRONOLOGIA DELLE PRIME
EMISSIONI ROMANE
REPUBBLICANE
di
Roberto Salati e Lorenzo Bassi
Nonostante l’evoluzione delle conoscenze storico-archeologiche sulla
Roma antica e il gran numero di studi a riguardo, la datazione delle
prime emissioni di moneta da parte dell’Urbe al momento attuale è
tutt’altro che certa. Una cronologia convincente venne dapprima
proposta da Theodor Mommsen a fine ottocento, poi perfezionata da
Haberlein e da Grueber ai primi del novecento. Le loro teorie,
bastate principalmente su considerazioni storico-letterarie, furono
però sottoposte ad una dura revisione da parte di Mattingly e dalla
scuola inglese negli anni trenta. La cronologia “tradizionale” venne
sovvertita e furono proposte delle date molto basse per le emissioni
del denario e dell’aes grave (teoria ribassista). La nuova teoria
non convinse del tutto, ma, come molte mode, ebbe grande successo.
La diatriba proseguì con alterne vicende fino alla pubblicazione di
un ritrovamento particolarmente importante a Morgantina, che
smentiva la tesi ribassista senza confermare quella tradizionale.
Questo ritrovamento diede lo spunto a Crawford per scrivere una
poderosa sintesi di tutte le emissioni romane (detto teoria media),
che tuttora è considerato il lavoro di riferimento nel campo della
monetazione romana repubblicana. L’argomento dunque tiene banco, pur
in assenza di recenti progressi e di certezze archeologicamente
documentate. Vogliamo quindi ritornare sulla cronologia delle prime
emissioni dei Romani, più che altro per il desiderio di tenere
aperta la discussione su un argomento da troppo tempo privo di
contributi risolutivi.
Storia e numismatica sono discipline imprescindibili e il contributo
di quest’ultima al progresso storico è stato tutt’altro che
marginale. Ma le dispute tra diverse “fazioni” sulla datazione del
denario hanno creato uno iato profondo tra gli eventi storici e le
teorizzazioni numismatiche che, se sganciate dal contesto storico,
hanno poco senso di esistere.
Il dato di partenza non può essere che il noto passo di Plinio nel
quale lo studioso lariano ripercorre per sommi capi la storia della
monetazione romana, all’interno di una discussione moraleggiante sui
metalli preziosi, ritenuti responsabili dell’avidità dell’uomo.
Ecco un sunto dei punti più significativi del passo di Plinio:
Proximum scelus fuit eius, qui primus ex auro denarium signavit,
quod et ipsum latet auctore incerto. populus Romanus ne argento
quidem signato ante Phyrrhum regem devictum usus est libralis – unde
etiam nunc libella dicitur et dupondius – adpendebatur assis.
…Servius rex primus signavit aes. antea rudi usos Romae Timaeus
tradit. signatum est nota pecudum, unde et pecunia appellata.
Argentum signatum anno urbis CCCCLXXXV, Q. Ogulnio C. Fabio cos.,
quinque annis ante primum Punicum bellum. et placuit denarium pro X
libris aeris valere, quinarium pro V, sestertium pro dupondio ac
semisse.
Naturalis Historia XXXIII,
XIII
La scelleratezza successiva fu di colui che per primo coniò moneta
d’oro, anche questo crimine è rimasto occulto perché ne è incerto
l’autore. Il popolo romano non si servì dell’argento monetato prima
della sconfitta del Re Pirro, prima usava l’asse librale.
…Il Re Servio Tullio per primo
impresse il rame. Prima, come racconta Timeo, era in uso il rame
grezzo. Il sigillo impresso rappresentava una pecora, ecco perché la
moneta venne chiamata pecunia.
L’argento fu coniato come moneta nell’anno 485 (cioè il 286) sotto
il consolato di Q Ogulnio e C Fabio, cinque anni prima della prima
guerra punica. E si stabilì che un denario valesse dieci libbre di
bronzo, il quinario cinque, il sesterzio un dupondio e un semisse
(NB: 1 libbra = 1 asse).
Da qui l’idea di proporre al lettore alcune riflessioni su come i
dati storici si possano affiancare senza distorsioni ai materiali
monetali pervenuti fino a noi.
CRONOLOGIA
Questa analisi teorica delle emissioni repubblicane si basa
fondamentalemente sulla teoria tradizionale e sulla accettazione del
passo di Plinio, con alcune modifiche dettate dall’analisi storica.
In breve, ecco la sintesi proposta (Tab 1):
CCRONOLOGIA
DELLE PRIME EMISSIONI REPUBBLICANE
Revisione della teoria tradizionale
|
1. Adozione della moneta – Aes grave di peso librale 320
gr |
|
Prima metà IV secolo (406 aC) |
|
2. Asse librale da 268 gr |
Prima riduzione
dell'asse |
Fine IV secolo (335 o 311) |
|
3. Asse semilibrale da 130 gr
|
Seconda
riduzione dell'asse |
III guerra sannitica (298- 290 |
|
4. Introduzione del didramma d’argento
|
Terza riduzione dell'asse |
Guerra di Pirro (280-270) |
|
5. Emissione del denario e riduzione sestantale
dell’asse |
Quarta
riduzione dell'asse |
269, data di Plinio |
|
6. Ritariffazione denario e riduzione unciale dell’asse |
|
Quinta riduzione
dell'asse |
|
217 |
CRONOLOGIA DELLE PRINCIPALI EMISSIONI
1. Adozione della moneta ed emissione asse librale da 320 gr - prima
metà IV secolo (406?)

2. Asse librale da 268 gr - fine IV secolo (335 o 311)
1° riduzione dell’asse

3. Asse semilibrale - III guerra sannitica (298-290)
2° riduzione dell’asse

4. Didramma argenteo e riduzione trientale dell’asse
- Guerra di Pirro (280-270)
3° riduzione dell’asse

5. Emissione del denario e riduzione sestantale
- data tramandata da Plinio (269)
4° riduzione dell’asse

6. Riduzione unciale con ritariffazione dell’asse XVI - (217)
5° riduzione dell’asse
1. Adozione della moneta: L’aes rude e l’aes signatum, come
tramandato dalle fonti e ampiamente testimoniato dai ritrovamenti,
regolavano le transazioni commerciali e i rapporti tra città nel
centro Italia fin dal X secolo aC. Nonostante la vicinanza delle
colonie greche è noto che i Romani rimasero a lungo insensibili
all’uso della moneta continuando per lungo tempo ad usare il rame a
peso nelle loro transazioni. Ad un certo punto però essi produssero
monete vere e proprie con la tecnica della fusione (una pratica di
fonderia piuttosto semplice cui erano già avvezzi) entro un un
sistema articolato in vari nominali ma comunque monometallico basato
sul rame. Si tratta della prima emissione di asse librale detto
aes grave. Cardine del sistema era un asse del peso di una
libbra romana (= 327 grammi , pari a 288 scrupoli). Sono note
diverse tipologie: la serie Apollo/Apollo, Giano/Mercurio; Dioscuro
/ Apollo.
La data di questa prima emissione è difficile da collocare, ma le
fonti suggeriscono gli inizi del IV secolo, forse fine V. Viene in
soccorso a questa datazione la notizia che nel corso della guerra
contro Veio (408-396) venne riconosciuto lo “stipendium” ai
legionari, probabilmente nel 406. E’ improbabile che lo Stato
pagasse i soldati mediante aes rude o con lingotti, come anche che
venisse usata moneta straniera. Pertanto bisogna pensare che un
qualche tipo di moneta “ufficiale” con tipi propri, sia stato
adottato.
Cicerone, (De rep. II 35,60), riferisce che nel 430 L Giulio e C
Papirio (Lex Iulia Papiria) introdussero la Levis aestimatio,
ossia la possibilità di risarcire le multe in danaro anziché in
bestiame. L’equivalenza stabilita dalla legge era di una pecora per
dieci assi e un bue per cento assi. Purtroppo Cicerone non precisa
se per “assi ” intendeva l’aes grave o genericamente una stima
ponderale, da assolvere mediante rame a peso.
Il sospetto che moneta vera e propria esistesse anche prima di
queste date sussiste. Si ricordino le ripetute affermazioni di Livio
sulle multe pagate in assi, l’episodio del funerale di Menenio
Agrippa (493) cui la plebe volle contribuire versando un quadrante o
quello del funerale di P. Valerio Publicola (509) cui la plebe
provvide con un sestante a testa, a logica - in forma di moneta.
Ben prima della metà del IV secolo sussistevano tutti i presupposti
per la produzione statale di moneta in senso stretto, ma
nell’interpretazione di questi passi l’ambivalenza della parola
“asse” (è unità ponderale o moneta vera e propria??) non è stata
risolta.


2. Prima riduzione dell’asse: l’asse si riduce a 268 grammi
circa, perdendo il 16-18% del suo peso/valore. Le serie interessate
da questa svalutazione sono: la serie Roma/Roma; la serie della
ruota; la serie della prora; la serie Apollo/Apollo con simbolo
ghianda; la serie Giano/Mercurio con simbolo falcetto;. Queste
ultime due ricalcano la tipologia di serie precedenti, ma la
differenza di peso viene segnalata da un simbolo nei campi.
Sulla base dei tipi adottati, è possibile ipotizzare che queste
emissioni siano da mettere in relazione alla vittoria navale di
Anzio (per la serie della prora, databile al 338-335) o alla
costruzione della via appia (per serie della ruota, 312-308). Al
limite l’emissione della serie della prora può essere posta al 311,
data che corrisponde all’istituzione della magistratura dei duoviri
navales.
I motivi di una riduzione del peso dell’asse sono tutti nei fatti
storici. Verso la fine del IV secolo Roma affronta gli etruschi e i
popoli centro-italici nel corso di due lunghe guerre (I e II guerra
sannitica). Le necessità belliche giustificano ampiamente una
svalutazione della moneta emessa dallo Stato, soprattutto tenuto
conto della non facile maneggevolezza della moneta fusa. In
concomitanza con la sua svalutazione, la serie librale di peso
ridotto vede aumentare decisamente il volume delle emissioni, che
cominciano ad essere consistenti, soprattutto per la serie della
prora.


3. Seconda riduzione dell’asse: riduzione semilibrale (l’asse
pesa come un semis della serie precedente, circa 130 grammi). Le
serie riferibili a questa riduzione sono la serie semilibrale
propriamente detta (prora a sinistra) e la serie semilibrale
anomala. La prima è in parte fusa ed in parte coniata (sestante,
oncia, semioncia). Questa riduzione viene da noi collocata al
periodo della terza guerra sannitica, 298-290. E’ significativo che
in questa fase venga prodotta moneta per i romani in altre città
alleate.La serie semilibrale anomala infatti venne prodotta
probabilmente a Capua, o comunque in area campana. Le necessità
belliche giustificano la continua caduta ponderale dell’asse.

4. Terza riduzione dell’asse e fase del didramma: L’asse si
riduce al peso di un triente (riduzione post semilibrale o trientale).
Questa riduzione si inquadra nel periodo 290-275 ed è composta da
monete in parte fuse, in parte coniate. Il sistema però risulta
insufficiente alle nuove esigenze finanziarie della città laziale,
costantemente impegnata in lunghi conflitti, stavolta anche contro
regnanti orientali. Roma trovò quindi opportuno delegare alle
colonie recentemente assoggettate, Neapolis, Luceria, Metaponto,
Crotone, la coniazione di numerario d’argento di tipo greco (didrammi
a legenda ROMANO), che venne ad affiancare, e poi a sostituire, le
insufficienti emissioni enee. Al periodo finale della guerra contro
Pirro (275) potrebbero essere ascritte le emissioni più abbondanti (didrammi
con legenda ROMA e quadrigato).
Questa collocazione crea qualche contrasto col passo di Plinio
quando dice: populus Romanus ne argento quidem signato ante
Phyrrhum regem devictum usus est. Il passo però può essere letto
sia come indicazione che il didramma fu introdotto verso la fine
della guerra con Pirro oppure che l’argento di tipo greco non
veniva considerato moneta romana a tutti gli effetti.
Molti Autori ritengono che il passaggio dalla scritta ROMANO alla
scritta ROMA sul didramma, corrisponda al passaggio della produzione
delle monete nell’Urbe. Nel 289 viene creata la magistratura dei
III Viri monetales, forse proprio in occasione delle prime
emissioni d’argento in città.
Il bronzo in questo periodo subisce il tracollo più consistente e
probabilmente fatica a trovare un preciso rapporto con i nuovi
nominali d’argento. Diventa imprescindibile una profonda revisione
del sistema monetario per renderlo atto a supportare le esigenze di
una superpotenza qual era ormai diventata Roma. Nel 270 l’Italia
meridionale è assoggettata e si profila ineluttabile lo scontro con
Cartagine.


5. Quarta riduzione dell’asse ed emissione del denario:
Emissione del denario e contemporanea riduzione sestantale
dell’asse, in accordo con il passo di Plinio (269-268). Rammentiamo
che lo studioso comasco è confermato da Livio (Ep XV) che, nel
riferire la deduzione delle colonie di Arminium e Beneventum ( fatti
occorsi nel 268) aggiunge: tunc primum populus romanus argento
uti coepit. La discrepanza di un anno tra la data di Plinio e
quella di Livio è irrilevante. Per argento va inteso il
denario, Livio ignora il didramma, forse perché coniato nelle città
alleate o perché non considerato propriamente moneta romana. La
data memorabile è quella dell’introduzione del denario, la moneta
rimasta in uso per secoli, non certo il transitorio uso di numerario
greco preso a prestito dalle colonie.
La moneta di bronzo, d’ora in
avanti solo coniata, diventa numerario spicciolo mentre il cardine
della monetazione diventa la nuova moneta d’argento, del valore di
una dracma. Gli assi di questo periodo hanno pesi che vanno dai 45
grammi ai 35-30 grammi, rapidamente calanti, evidentemente nel corso
del primo conflitto con Cartagine si dovette trovare un equilibrio
con il rapporto 10:1 stabilito per legge tra denario ed asse.
6. Quinta riduzione dell’asse: riduzione onciale. Nel 217
avviene la ritariffazione del denario a 16 assi e la conseguente
riduzione onciale dell’asse, in accordo con quanto asserito da
Plinio. La riduzione onciale si giustifica con le pressanti
necessità del secondo conflitto con Cartagine, molto critico nel 217
all’indomani di Canne. La sporadica emissione d’oro repubblicano si
potrebbe collocare al termine del conflitto con Annibale, come
suggerito a grandi linee da Plinio. La scarsa propensione dei romani
a coniare l’oro in questo caso sarebbe stata superata
dall’eccezionalità dell’occasione.

DISCUSSIONE
Fase A – aes grave
A Roma lo sviluppo di un’economia
monetaria in senso stretto (cioè l’uso di moneta usata per scambi
commerciali, non solo per la tesaurizzazione), avvenne tardivamente.
L’occasione, come già specificato, potrebbe essere stata il
pagamento dello stipendium ai legionari (406), in occasione
del quale Livio ci propone una pagina indimenticabile, descrivendo i
senatori che portano gli assi del loro tributo su carri. In favore
di una datazione “alta” dell’aes grave militano i ritrovamenti di
ripostigli, concentrati nel centro Italia, particolarmente nel
Lazio, in un territorio corrispondente all’espansione di Roma a
cavallo tra il V e IV secolo. Ritrovamenti di aes grave sono invece
del tutto assenti in Sicilia, in Sardegna e nel Sud Italia occupato
dalle colonie greche. E’ possibile che i romani avessero conquistato
dei territori senza esportarvi le loro monete? Appare forzato. Con
le legioni arrivavano nei nuovi territori anche le monete dei nuovi
padroni. I ritrovamenti dell’aes grave delimitano con una certa
precisione il territorio di espansione di Roma fino al IV secolo.
L’assenza di ritrovamenti di moneta fusa in Sicilia, conquistata
nella I guerra punica (264-241), è un fatto difficile da spiegare
per i sostenitori della teoria ribassista, che pone l’asse della
serie della prora al 225 (per un confronto vedi tab 2).
Un’altra considerazione merita di essere fatta sulla tipologia dell’aes
grave. La scelta di tipi zoomorfi è espressione di una religiosità
primitiva di tipo naturalistico che avvalora una datazione alta. Il
cinghiale il cavallo, il cane, il toro, la tartaruga, il delfino,
(come anche la ghianda, l’astragalo) fanno riferimento alla sfera
domestica e al quotidiano. Sono simboli più confacenti alla la
società romana delle origini che a quella più evoluta del III secolo
che già adottava i costumi e le divinità dell’olimpo greco.
Infine va tenuta presente la tradizione antiquaria, da sempre per
l’alta antichità della moneta fusa. All’inizio del IV secolo
esistevano tutti i presupposti per una produzione di moneta
ufficiale da parte di Roma ed esiste anche la testimonianza, seppure
messa in discussione, delle fonti. E’ tutto da dimostrare, a nostro
avviso, che invece le prime emissioni di aes grave siano avvenute
più di un secolo dopo.
Ponendo una datazione alta per la moneta fusa
quest’ultima non si sovrappone con le emissioni di argento, cui
l’Urbe dovette infine adattarsi. Si risolve quindi il problema delle
presenza contemporanea di monetazioni e sistemi ponderali diversi e
apparentemente incongrui. Ad esempio, la stridente coesistenza tra
l’enorme aes grave e le minuscole litre bronzee (del tutto
incomprensibile per monete emesse nello stesso metallo), l’illogica
coesistenza tra aes grave e didracma d’argento, per citare solo le
più macroscopiche. Gli assertori delle tesi ribassiste ritengono che
i romani producessero monete così diverse (per metallo e sistema
ponderale) in quanto avevano rapporti commerciali con genti diverse,
quindi si adattavano ai loro costumi. Si stenta a credere a questa
spiegazione, i governanti romani erano molto concreti, non avrebbero
tanto facilmente speso del denaro per compiacere commercialmente
popolazioni che nel frattempo si preparavano ad abbattere con la
forza delle legioni.
Infine le emissioni di aes grave
secondo questo inquadramento si susseguono secondo riduzioni dettate
dalla logica, senza dover postulare l’esistenza di una libbra
osco-latina per giustificare assi librali di 268 grammi:
semplicemente siamo di fronte alla prima svalutazione dell'asse.
Con l’espansione in sud Italia agli inizi del III secolo, la moneta
fusa dimostrò tutta la sua inadeguatezza alle nuove necessità e le
progressive svalutazioni dell’asse lo testimoniano. Di pari passo ai
fallimentari tentativi di tenere in vita un sistema basato sul rame,
Roma trovò opportuno delegare inizialmente alle colonie campane la
produzione di moneta d’argento a suo nome.
Fase B – il didramma
Il didramma, il cui volume di emissione è limitato, come risulta
evidente dagli scarsi ritrovamenti giunti fino a noi, ha avuto a
nostro avviso un ruolo in un periodo di transizione cronologicamente
ristretto, all’incirca nel periodo delle guerre di Pirro. Questa
emissione, sperimentale, venne in gran parte delegata alle colonie,
in parte prodotta a Roma, ma risultò insoddisfacente rispetto alle
crescenti necessità monetario-finanziarie dell’Urbe, in fase di
rapida ascesa. Il didramma perciò non andrebbe a sovrapporsi alle
emissioni di aes grave ma semmai con le sue riduzioni
postsemilibrali. La produzione di didrammi pensata entro limiti
temporali abbastanza ristretti (uno, al massimo due decenni) mentre
nelle teorie ribassiste i vari didrammi sono previsti entro un arco
temporale lunghissimo (dal 312 del didramma testa di Marte/protrome
equina al 225 del quadrigato), poco comprensibile alla luce dei
profondi cambiamenti storico economici di quell’epoca.
C – il denario
Il denario entra in scena in preparazione del primo conflitto con
Cartagine e lo sostiene con l’impressionante volume di emissioni che
la caratterizzano, dai denari anonimi a quelli anonimi con simboli,
lettere e monogrammi, ai denari con luna in biga, con lettere e
simboli (complessivamente tra denari, quinari, vittoriati ed
emissioni in bronzo si parla di più di 400 varianti e tipologie
differenti). Queste poderose emissioni si confanno ad un periodo di
emissione protratto come la prima guerra punica (264-241, la più
lunga guerra dell’antichità) che coinvolse centomila marinai e
soldati avvicendatisi nel corso delle diverse fasi del conflitto.
Collocare l'’emissione del denario nel 211, all’indomani della
disfatta di Canne, invece risulta forzato: è il periodo di massima
crisi, con l’Italia in mano al nemico e difficoltà di comunicazioni
e di trasporti. Non sembra proprio il momento adatto per “provare”un
nuovo sistema monetario in tutte queste varianti. La teoria
ribassista, abbassando la data del denario, lascia scoperto tutto il
periodo della prima guerra punica che non è stata certo condotta
solo con i didrammi, prodotti in quantità notoriamente limitata (né
tantomeno con l’aes grave). Tutte le svalutazioni dell’asse poi,
secondo questa teoria, si concentrerebbero in soli 4-5 anni, cosa
poco credibile data la lentezza dei fenomeni finanziari
nell’antichità. Le numerose tipologie con cui le prime emissioni
anonime furono coniate (ben 73 tipi diversi solo per il denario),
compresse in un arco di tempo di pochissimi anni, risultano in un
affollamento di emissioni molto dubbio e poco comprensibile.
Tantopiù che da quando compaiono i nomi dei magistrati, tutte le
cronologie finiscono per concordare.
A favore della teoria anglosassone rimangono però alcuni elementi:
il reperimento di monete annibaliche frammiste a bronzi di riduzione
semilibrale e la constatazione che i ribelli campani adoperarono una
metrologia quadrientale.
La riduzione unciale dell’asse con la ritariffazione a XVI assi del
denario trovano posto nella data proposta da Plinio, senza
particolari difficoltà ad accettarlo dato lo svolgimento della
seconda guerra punica.
Tornando al passo di Plinio, qui molto chiaro (Argentum signatum
anno urbis CCCCLXXXV) , non sussistono al momento dati
archeologici in grado di confutarlo. Il ritrovamento di Morgantina,
su cui si basa la ricostruzione di Crawford, non smentisce affatto
l’ipotesi tradizionale del denario al 269. Il fatto che i denari di
questo ritrovamento fossero in buono stato di conservazione
significa poco, dato che queste monete, stante l’elevato valore
intrinseco, venivano tesaurizzate “congelandone” subito l’usura da
circolazione. Pertanto attribuire l’emissione del denario proprio
all’anno del ritrovamento appare ancora una volta un po’ forzato. Il
ritrovamento di Morgantina è quindi più una conferma della
cronologia “alta” del denario secondo il passo di Plinio che non di
quella mediana, anche in considerazione dei tempi di circolazione
delle monete nell’antichità che rendono improbabile una così rapida
diffusione di monete straniere in territori così lontani.
Conclusioni.
La testimonianza degli storici dell’epoca trascura la moneta e solo
uno studioso minuzioso come Plinio si attardò a stendere un breve
sunto della storia della moneta romana, riassumendo ciò che riuscì a
sapere dal Timeo e da Varrone. Non sappiamo quanto queste fonti
fossero documentate, però sono le uniche che abbiamo ed è sciocco
ignorarle o considerarle inattendibili. E’ molto difficile che
Plinio e Livio si siano sbagliati entrambi su una data che loro
stessi consideravano importante ovvero l’emissione della moneta
ancora in vigore al loro tempo.
D’altro canto anche l’accanimento con cui la teoria tradizionale è
stata smontata, è curioso. Pare si sia sentito il bisogno di
scatenare una guerra santa contro le teorie dei vecchi numismatici,
in vista di chissà quali novità accademiche che non hanno mai visto
la luce. In breve, la situazione attuale è più confusa di quella
ante 1924, almeno allora si davano per assodate le teorie messe a
punto nell’ottocento.
In attesa che un ritrovamento archeologicamente certo metta fine
alla polemica avviata dai primi articoli di Mattingly negli anni
trenta, la cronologia delle prime emissioni dei romani appare
credibile solo se si prendono in considerazione i fatti storici.
CRONOLOGIA DELLE PRIME EMISSIONI REPUBBLICANE
Diverse teorie a confronto
| |
Tradizionale |
Mattingly |
Crawford |
Teoria tradizionale rivista |
|
Aes grave a peso librale |
335 |
269 |
312 |
406 |
|
Prima riduzione asse 268 gr |
|
|
|
335-312 |
|
Riduzione semilibrale |
286 |
217 |
217 |
298-290 |
|
Introduzione del didramma |
338-280 |
269 |
312-225 |
290-275 |
|
Riduzione trientale |
|
|
217-211 |
290-275 |
|
Riduzione sestantale + denario anonimo |
269 |
187 |
211 |
269 |
|
Riduzione unciale |
217 |
130-120 |
136 |
217 |
|
Oro del giuramento |
290-240 |
170 |
225-211 |
217-200 |
NOTA:
tutte le
date riportate nel testo s’intendono avanti Cristo.

GALLERIA DI IMMAGINI

AES signatum Ramo secco . Artemide Aste
n° XXVIII lotto 1121. Peso 1865 gr.

Aes
signatum Ancora / tripode (Crawford 10/1)
Asta
NAC N° 10 lotto 308

Aes
signatum galletti / tridenti (Crawford 12/1)
Asta
Stermberg XVIII lotto 275.
Secondo
alcuni studiosi i polli simboleggerebbero il "pullarium augurium"
(un rito sacro teso a prevedere l'esito di una battaglia) e in
questa interpretazione i due astri raffigurati sugli animali
rappresenterebbero la sfera divina.

Asse
librale (Crawford 18/1), serie Apollo Apollo, peso 325 gr.
Asta CNG 85 lot 735.

Dupondio
serie ruota (Crawford 24/2), peso 589 gr.
CNG 85
(2010), lotto 742.

Asse
librale (Crawford 35/1), serie della prora (prora a destra), peso
272 gr.
Asta
Triton XII (2009), lotto 465.

Asse
semilibrale, prora a sinistra (Crawford 36/1). Peso 146 gr
Asta
NAC 40 , lotto 389.

Asse di
riduzione sestantale, 41 grammi (Crawford 56/2).
CNG
79, lotto 796.

Sestante
coniato della serie semilibrale anomala (Crawford 93/3).
Asta
Baldwin 5/1/2011 lotto 140.

Bronzo
Romaion
(Crawford 1/1), 3,3 gr. Artemide aste XXVII, lotto 59.
Secondo Crawford questo enigmatico bronzo da
pochi grammi sarebbe la prima emissione di moneta dei Romani.
E’ difficile però che possa aver preceduto l’aes
grave.
L'emissione di questa moneta è stata collegata al "foedus aequum"
stipulato fra Roma e Neapolis nel 326 a.C. Altri autori hanno invece
collocato il bronzo al 338 a.C. per l'attribuzione della
cittadinanza ai Campani.

Didramma
argenteo (Crawford 8/1) lupa con gemelli. Asta CNG 85 lotto 739
(2010)
La
teoria intermedia pone questo didramma al 269 seguendo una
avventurosa interpretazione del passo di Plinio. Egli indica infatti
che i consoli di quell'anno furono C. Fabio e Q. Ogulnio. Proprio
il console Q. Ogulnio assieme al fratello Cneo, nell'anno 296 a.C.
nella loro qualità di edili curuli, avevano fatto collocare Romolo e
Remo sotto la lupa che si trovava presso il fico ruminale.
Seguendo questo riferimento la data sarebbe da collegare al 269.

. Didramma
argenteo, marte / cavallo, simbolo clava (Crawford 18/1)
Triton XIV lot 565

Didramma
argenteo detto anche Quadrigato (Crawford 29/3)
Asta
Gemini IV lotto 285.

Denario anonimo (Crawford 44/5). CNG 85, lotto 762.

Denario anonimo, (Crawford 58/2)
simbolo cornucopia. Larry Goldbereg 2010 lotto 59

Denario anonimo, (Crawford 45/1) NAC 33 lotto 203. Legenda ROMA in
incuso.
Questa
emissione parrebbe essere la prima tra tutte quelle del denario
anonimo.
Discrepanze di peso e di stile lo differenziano dagli altri denari
anonimi.

Quinario anonimo, del valore di 1/2 denario (5
assi), (Crawford 44/6) NAC 46 lotto 334

SSesterzio argenteo, del valore di 1/4 di
denario (2,5 assi) Asta CNG 157 lotto 128 (Crawford 44/7).
Denario (valore X), quinario (valore V) e sesterzio (valore IIS)
erano i nominali nei quali si articolava
il nuovo sistema argenteo messo a punto a Roma
la cui data di emissione è dibattuta.

Moneta d’oro da 60 assi (Crawford 44/2) peso 3
gr.
Asta
Triton XIV lotto 570.

Oro del
giuramento, mezzo statere, peso 3,81 gr (Crawford 28/2) NAC 31,
lotto 1 (2005).
Queste due limitate emissioni auree hanno una
cronologia molto incerta. Secondo Plinio non fu coniato oro che 50
anni dopo l’emissione del 269,
quindi nel corso della seconda guerra
punica.
|