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LE SUPERBE PATINE DEI SESTERZI IMPERIALI |
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“Dei piccoli monumenti”… impreziositi da patine che sembrano scelte “dalle tavolozze di pittori fiamminghi” con queste parole venivano definiti i sesterzi da Biaggi 2, nella sua ampia rassegna sui bronzi imperiali. A prescindere dall’importanza storica ed iconografica, gran parte del fascino di queste antiche monete dipende dalla patina multicolore che a volte si crea sulla loro superficie e che rende ogni sesterzio un reperto unico e irripetibile, diverso da ogni altro come sono diversi tra loro le impronte digitali o i volti degli uomini. Mentre molti libri ed articoli sono a disposizione del collezionista di monete per catalogare i sesterzi ed approfondirne i significati tipologici ed artistici, pochissima letteratura riguarda l’aspetto esteriore della patina 1, pur così appariscente anche per il profano. In lingua italiana in particolare ben poco è stato pubblicato.
LA LEGA DEI SESTERZI
La nuova lega risultava particolarmente idonea alla battitura di grandi bronzi, per malleabilità e capacità di riportare fedelmente ogni minimo dettaglio dell’impronta del conio. In particolare al diritto, ove campeggiava l’immagine dell’Imperatore, i migliori artisti dell’Impero crearono un’indimenticabile galleria di ritratti imperiali. Il rame dal punto di vista fisico è un metallo rosso (n° atomico 29; massa atomica 63.546 g.mol; temperatura di fusione 1084,6º C). Deriva il suo colore caratteristico perché riflette la luce rossa ed arancione ed assorbe le altre frequenze nello spettro visibile. È malleabile, duttile ed è un conduttore estremamente buono sia di calore che di elettricità. È più morbido del ferro ma più duro dello zinco. Il rame ha una bassa reattività chimica. Si combina facilmente con altri metalli a formare numerose leghe. L’oricalco è una lega composta da 80% di rame, il 20% di zinco e tracce di stagno. La presenza dello zinco, buon reattivo chimico, favorisce la tendenza di questa lega alla patinatura, assumendo sfumature vivaci e colorazioni profonde.
Rame naturale
DEFINIZIONE DI PATINA DI UNA MONETA
La patina deriva dall’interazione della moneta originaria con l’ambiente circostante. Nell’interfaccia tra moneta ed ambiente si verificano processi di corrosione chimica ed elettrochimica che determinano un’alterazione della superficie stessa della moneta. Il risultato di questi processi corrosivi superficiali, protratti per secoli o per millenni, viene definito patina. Più propriamente la patina è uno strato composito di prodotti di corrosione che contengano ancora, almeno parzialmente, informazioni e profili della superficie originaria. I fattori che attivano i processi di corrosione sono: l’aria (ossigeno), l’acqua (che permette fenomeni di natura elettrochimica) e il suolo con i suoi componenti solforati, carbonati, gli acidi, i cloruri e gli agenti ossidanti. Ricordiamo infine il materiale organico e le alte temperature. Le modificazioni della patina non terminano certo con il disseppellimento del manufatto. Semplicemente cambia l’ambiente che si interfaccia con esso. La patina viene poi modificata da tutti quegli interventi, propri od impropri, apportati allo scopo di restauro o manutenzione, con l’applicazione di olii, cere o vernici protettive. Infine non ultimo l’esposizione all’aria espone le delicate patine ad agenti inquinanti che possono essere presenti negli ambienti urbani o nei musei ove sono riposte le monete. Dal punto di vista numismatico la patina è uno dei coefficenti di valutazione più importanti di una moneta. Quando una patina è nobile, uniforme e liscia, essa conserva magnificamente la moneta, la impermeabilizza, e le conferisce quel fascino del tempo che ogni collezionista impara ad apprezzare. Una bella patina può incrementare il valore di un sesterzio fino al 100% e anche di più.
GENESI DELLA PATINA
In linea di massima le monete antiche hanno stazionato per millenni nel sottosuolo, grazie alla diffusa abitudine delle popolazioni antiche di tesaurizzare i propri risparmi. Il contatto del rame (o dell’oricalco) con i vari tipi di terreno genera fenomeni di grande complessità. Essendo il suolo poroso ed umido, esso si comporta come un elettrolita, ovvero al suo interno si verificano fenomeni di natura elettrochimica. Anche i terreni più aridi, entro certi limiti conducono elettricità, per cui anche in essi si verificano, seppur più lentamente , processi corrosivi elettrolitici. Un secondo fenomeno tipico dell’interramento è l’assorbimento di ossigeno, favorito dall’elettrolisi, in un ordine di grandezza tre- quattro volte superiore a quanto avviene nell’atmosfera. Ogni suolo tuttavia presenta determinate ed irripetibili condizioni di composizione, struttura, umidità e conducibilità elettrica, che non permettono di spiegare univocamente i fenomeni di corrosione.
Sedimenti grossolani, al momento del ritrovamento, coprono una patina di malachite
Il primo e più semplice fenomeno corrosivo cui va incontro il rame è l’ossidazione. Il composto che deriva dall’interazione tra rame ed ossigeno è l’ossido di rame o
CUPRITE Cu2O
Bel cristallo puro di cuprite (5mm, Arizona)
Il colore della cuprite è rosso/bruno. La cuprite è meno densa del rame originario ed occupa un volume maggiore. La variazione volumetrica della superficie è un aspetto molto importante, si sa che le patine “crescono”, ma una spropositata crescita della patina altera ed oblitera i rilievi originari ed i dettagli della moneta. Il rapporto tra il volume del rame originario e l’ aumento di volume prodotto dai fenomeni di corrosione è espresso dal volume molare relativo (VMR). Il VMR indica l’accrescimento volumetrico della patina stessa. Posto 1 il volume iniziale del rame, la cuprite presenta un VMR di 1,67, molto basso (rispetto ad altre patine). Questo significa che la cuprite non altera in modo significativo la superficie della moneta e ne preserva pressoché inalterati i rilievi ed i dettagli. Se invece di si forma un legame stabile tra un solo atomo di rame ed un atomo di ossigeno, si forma la TENORITE (CuO)
La tenorite è grigio nera e presenta un VMR basso.
Il secondo processo frequente nell’interramento è il contatto del rame con il carbonio, con la conseguente formazione di carbonati rameici. Le possibili combinazioni danno vita a tre composti:
MALACHITE CuCO3Cu(OH)2 (VMR 4) AZZURRITE 2CuCO3Cu(OH)2 (VMR 3.88) CALCONATRONITE Na2(CuCO3)23H2O
Noduli grezzi di malachite naturale, leggermente lucidato in superficie.
Azzurrite in cristalli
La malachite è di un bel verde intenso, la classica patina verde oliva del sesterzio nostrano. L’azzurrite è blu, la calconatrite un verde/blu. Si tratta delle cosiddette “patine nobili”, tanto ricercate dagli esperti. Come intuibile dal valore elevato di VMR le patine a base di carbonati sono molto sviluppate in volume, fenomeno che potrebbe ripercuotersi nella leggibilità dei dettagli. La patina di malachite richiede acqua e un suolo ricco di anidride carbonica.
Patina di cuprite (rossa) alternata a malachite (verde) di diverse tonalità su un manufatto in rame di età romana.
dettaglio dell’immagine precedente
Un terzo tipo di interazione avviene con il cloro. In presenza di suoli acidi e di cloruro di sodio la reazione con il rame genera cloruro di rame:
NANTOKITE CuCl (VMR 3.36)
La nantokite è un prodotto instabile che tende a generare rapidamente altra nantokite con una reazione che tende ad estendersi spontaneamente. La corrosione provocata dalla nantochite è profonda e produce una polverina verde chiaro nella quale si sbriciola la superficie della moneta, condizione altrimenti nota come cancro del bronzo (bronze disease nel mondo anglosassone). La reazione che genera il cancro del bronzo è complessa e non facilmente riassumibile. E’ richiesta la presenza di cloro in ambiente acquoso.
Cancro del bronzo su un manufatto egiziano
Infine il contatto con suoli sulfurei genera solfuri di rame:
CHALCOCITE Cu2 S BROCHANTITE CuS04 CU(OH)2
La chalcocite è nera mentre la brochantite è verde. Il VMR della Chalcocite (1.99) è piuttosto basso.
rosso: rame vivo
1: disegno schematico di come si stratifichi la patina su una moneta. La
parte più interna è generalmente uno strato di cuprite rosso/bruno
Diverse patine possono essere presenti sulla stessa moneta. In linea di massima la cuprite occupa lo strato più interno mentre la malachite quello più esterno. Un fenomeno particolare è quello del bending, ovvero l’alternarsi di cuprite e malachite. Il crearsi nel corso del tempo di condizioni aerobie ed anaerobie potrebbe essere responsabile di questo fenomeno stratigrafico per cui strati di cuprite e di malachite risultano alternati tra loro.
Un cenno infine alla cosiddetta patina tevere o patina fluviale. E’ di colore beige chiaro od ocra. Si riscontra nelle monete che hanno stazionato nei fiumi (molti ritrovamenti sono stati effettuati a Roma nel Tevere) o in terreni melmosi ed argillosi. La patina fluviale è caratterizzata da fenomeni corrosivi di ossidazione in superficie molto limitati. Il suo colore non va confuso con quello dell’oricalco vivo, simile all’ottone, che assumono le monete private di patina per incongrui interventi di restauro.
TABELLA: I DIVERSI TIPI DI PATINA DEL BRONZO
PATINA DELL’ARGENTO
RESTAURI SU PATINA
Spesso i sesterzi sono stati oggetti di restauri, volti a migliorarli e a stabilizzare le patine. Sostanze organiche di natura oleosa e/o cere sono stati ampiamente usate in passato. Queste patine artificiali, sovrapposte a quella naturale, presentano il vantaggio di limitare al minimo i fenomeni corrosivi in atto. Nelle patine tuttavia compaiono composti organici, incompatibili con una formazione naturale al suolo, quali ossalati di calcio ed ossalati di rame (di colore verde).
LA GENESI DELLA PATINA ALL’APERTO
Una volta disseppellita, la moneta bronzea rimane generalmente a contatto con l’aria. Questo la espone nuovamente ad altri tipi di interazioni di superficie. Nel caso le monete siano riparate dall’inquinamento e vengano tenute in ambienti asciutti, il fenomeno che procede è una ossidazione del rame che genera cuprite (Cu2O). Se però sulla superficie della moneta si crea un velo di acqua, non visibile ad occhio nudo, ma derivante dalla condensazione del vapore acqueo contenuto nell’atmosfera, potrebbero innescarsi fenomeni di corrosione elettrochimica, fino a vero e proprio cancro del bronzo, qualora fossero presenti sali di cloro nella patina. L’inquinamento delle grandi città attacca le preziose patine dei sesterzi, permettendo che esse vengano raggiunte da acido solfidrico, in grado di innescare patine di corrosione secondarie sia marroni che nere. Inoltre l’inquinamento può determinare alterazioni dell’acidità superficiale della moneta, con valori tra 3 e 5 di pH, generando atacamite, clorato di rame molto pericoloso.
LA PATINA DEL BRONZO NELL’ANTICHITA’
La caratteristica patina del bronzo non era sconosciuta nell’antichità3. Già i romani conoscevano le alterazioni prodotte dagli agenti atmosferici sul bronzo esposto all’aperto. I ricchi collezionisti nell’antica Roma tardo repubblicana ed imperiale erano esperti anche di patine, come provato da Plinio il Giovane “Aes ipsum quantum verus color indicat, vetus et antiquum”: la patina era garanzia di autenticità e di antichità del manufatto. (Aepistulae III, 6,3). Frequenti anche i riferimenti alla patinatura dei metalli, sia a scopo conservativo che estetico. “Gli egizi colorano l’argento” diceva con un certo sconcerto Plinio il Vecchio (NH XXXIII, 131) e descrive delle applicazioni di zolfo in grado di provocare la formazione di solfuro d’argento in superficie. Meccanismi analoghi consentono ancora oggi di scurire i denari d’argento creando in superficie una patina intensamente bruna di solfuro d’argento. Sempre Plinio parla del “bitumen” per rivestire le statue di bronzo affinché “si coprano più rapidamente di verderame”. In oggetti archeologici è stata riscontrata una patina d’epoca forse artificiale. Sia sulla statua A di Riace che sull’efebo di Maratona è stato trovata Chalcocite (solfuro di rame), una patina nera molto compatta, ottenibile trattando la statua con prodotti sulfurei, come suggerito dagli Egizi. Infine il bronzo delle statue importanti veniva dorato. La doratura era applicata mediante laminatura di un sottilissimo foglio d’oro sulla statua, ne sono esempio il Marco Aurelio e l’Ercole del Palazzo dei Conservatori (fig).
Non risulta che la patina dei sesterzi sia mai stata descritta da fonti antiche, ma indubbiamente nel corso della circolazione le monete andarono incontro a profondi mutamenti dovuti sia all’usura che al contatto con il sudore delle mani. Pertanto è probabile che i sesterzi già nell’antichità apparissero bruniti e corrosi. Non sappiamo se la patina dei sesterzi era apprezzata, ma riteniamo di sì, data l’elevata sensibilità artistica manifestata dai nostri predecessori.
MANOMISSIONI DELLA PATINA IN EPOCA MODERNA
Spesso per evidenziare particolari come ritratti o legende alcuni restauratori con poca esperienza incidono le preziose patine utilizzando bisturi o bulini, rovinando irreparabilmente le monete. Le seguenti foto evidenziano questi ritocchi: nella prima i cavalli sono portati in rilievo dando un’immagine poco naturale. Nel secondo esempio la guancia di Agrippina è malamente stuccata e la capigliatura, specialmente sulla fronte, è bulinata come anche tutta la legenda del retro. Nell’ultimo esempio il ritratto dell’imperatore è talmente bulinato da avere dei lineamenti completamente stravolti, stessa cosa per il retro. I fondi della moneta troppo lisci e uniformi testimoniano un intervento di appianamento ed abbassamento del fondo stesso effettuato con microfresa. La conoscenza dei coni originali e il confronto con lo stile antico sono fondamentali per individuare questi interventi.
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Vogliamo concludere con le parole di un archeologo, Licia Vlad Borrelli 3 : “Gli studi sulle patine, le investigazioni sulla loro natura, i metodi per la loro protezione rappresentano oggi la frontiera più avanzata della scienza del restauro e la maggiore sfida per quanti operano in questo campo”.
| 1. Rocco Mazzeo | “Patine su manufatti metallici”, in “Le Patine, genesi significato, conservazione” Kermes Quaderni, Nardini Editore, Firenze 2005 |
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2. Elio Biaggi |
“Le preziose patine dei sesterzi di Roma Imperiale” Priuli & Verlucca, Ivrea 1992. |
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3. Licia Vlad Borrelli |
“Il punto di vista dell’archeologo” in “Le Patine, genesi significato, conservazione” Kermes Quaderni, Nardini Editore, Firenze 2005 |
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Giancarlo Alteri Giuseppe Amisano Giuseppe Amisano Gianguido Belloni Andrew Burnett Fiorenzo Catalli Fiorenzo Catalli Balbi De Caro A Forzoni Angelo Finetti AA VV (G Gorini) C Howcego Kennet Harl David Sear A Savio CHV Shuterland et al Wayne G Sayles Marvin Tameanko |
I sesterzi dei dodici Cesari. Numismata Italia Vicenza 1996 La moneta nella storia 2002 - Editrice Diana, Cassino La storia di Roma antica e le sue monete 2004 - Editrice Diana, Cassino La moneta romana – società politica cultura - Carocci 1993 Coniage in the roman world. Seaby, London 1987 Monete dell’Italia antica - Libreria dello Stato IPZS Roma 1995 Numismatica greca e romana - Libreria dello Stato IPZS Roma 1995 La Banca a Roma - Quasar edizioni La moneta nella storia. Vol 2 . - Libreria dello Stato IPZS Roma 1995 Numismatica e tecnologia - NIS La Nuova Italia Scientifica, Roma 1987 Atti del convegno: Ritrovamenti monetali nel mondo antico. - Esedra Editrice Padova 2002 La storia attraverso la moneta. - Quasar edizioni. Roma 2002 Coinage in the Roman Economy, 300 BC to AD 700 -The John Hopkins University Press, London 1996 The History and Coinage of the Roman Imperators 49 BC –31 bc - Spink, London Monete Romane - Jouvence Roman Imperial Coinage. Vol I revised edition. Spink London 1999. Collecting ancient coins Krause, Iola, Wi 2003 Monumental coins. Krause Publications Iola Wi 1999 |
Link a siti web di interesse:
http://dougsmith.ancients.info/grade.html
http://manuali.lamoneta.it/Restauro.html
http://www.monetaecivilta.it/index.html
http://www.forumancientcoins.com/board/index.php?board=30.0
http://www.thebritishmuseum.ac.u
http://www.livius.org/index.html
http://www.collector-antiquities.com/89/
http://www.wildwinds.com/coins/
http://penelope.uchicago.edu/Thayer/E/Roman/home.html
http://www.denarios.org/anexes/historia.htm
http://tjbuggey.ancients.info/
http://artemis.austincollege.edu/acad/cml/rcape/vcrc/
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