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COLONNE
La Colonna
Traiana
Di tutti i grandi
monumenti di Roma, uno esprime più di altri la grandezza di Roma al
momento del suo massimo splendore: la Colonna Traiana. Essa
costituisce forse il punto più alto dell’arte romana, in una forma
del tutto originale, la colonna, non mutuata dall’arte greca. La
colonna è alta circa 40 metri, cava, percorsa al suo interno da una
scala elicoidale. All’esterno si snoda una serie di rilievi, divisi
in 115 scene distinte, lunghi 198 metri, nei quali l’artista
descrive le gesta di Traiano in Dacia. La scultura dei rilievi è di
altissima qualità artistica e presenta particolari nitidi e
stupefacenti. Le dettagliate scene della colonna hanno descritto
l’esercito romano e le sue manovre più di qualsiasi altro documento
archeologico. Vi sono riportate accuratamente tattiche di guerra,
assedi, fortificazioni, macchine belliche, ponti, armi e insegne.
Molto dell’equipaggiamento del soldato romano di epoca imperiale ci
è noto dai rilievi della colonna Traiana, dalla forma degli scudi,
alla foggia di cinture, baltei, elmi e spade. L’imperatore compare
spesso, attorniato dal suo seguito, nella scena dell’adlocutio,
dinnanzi a soldati recanti le complesse insegne di legioni, coorti e
manipoli. Il nemico stesso è protagonista nella narrazione. Esso non
viene mai presentato come un selvaggio, poiché questo svilirebbe
l’impresa dell’imperatore. Il Dace invece è nobile e coraggioso,
combatte fino all’ultimo oppure, come Decebalo nella scena finale,
preferisce il suicidio alla sconfitta. Le scene di guerra sono
frequenti ma mai sanguinose, il concetto augusteo di parcere
subjectis sembra trovare qui pratica applicazione. Il soldato
romano appare quindi idealizzato, più che un guerriero è un
colonizzatore, vessillifero dei valori della romanità. L’artista
autore dei rilievi è sconosciuto, ed è noto come il “Maestro delle
imprese di Traiano”, un genio che deve avere lavorato a stretto
contatto con Apollodoro di Damasco e che qualcuno vuole identificare
con Apollodoro stesso.
La colonna
compare su tutti i nominali: aurei, denari, sesterzi, dupondi ed
assi. Chiaramente, la ristrettezza del modulo di una moneta ha
impedito qualsiasi riferimento agli importanti rilievi del
monumento. La colonna anzi appare spesso tozza, soprattutto sui
denari, per la necessità di mostrare la statua dell’imperatore alla
sua sommità.

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Traiano, dupondio, Roma 115 d.C. RIC ---

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Traiano, denario, Roma 115 d.C. RIC II 307
La colonna
Antonina
Anche Antonino
Pio ebbe una colonna celebrativa, eretta dal figlio Marc’Aurelio in
campo Marzio. La colonna sorgeva vicino all’ustrinum di
Antonino Pio e Faustina, non lontano dalla Colonna di Marc’Aurelio.
La colonna Antonina è andata perduta e attualmente sopravvive solo
il basamento, ricoverato nei Musei Vaticani. La colonna compare a
rovescio di sesterzi e denari commemorativi emessi da Marc’Aurelio
nel 162. Vediamo la colonna sormontata da una statua, la base
circondata da eleganti balaustre.

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Divo
Antonino Pio, sesterzio, Roma 162 d.C. RIC III 1269 (Marco
Aurelio).
I CIPPI
Una caratteristica peculiare delle strade romane erano i miliarii o
miliaria, cippi in pietra che segnavano la distanza fra il punto in
cui si trovavano e il punto di partenza e di arrivo della strada
lungo la quale erano disposti, a intervalli di 1000 passi, vale a
dire 1 miglio romano (1481,5 km), l'uno dall'altro. Diffusi a
partire dal III secolo a.C., originariamente erano semplici pietre
appena sbozzate; in seguito, assunsero una tipica forma cilindrica e
man mano sempre più rilevata a colonna, con un diametro di 60-90 cm
e un'altezza variabile da 1,80 a 2,70 m.
Un elemento fondamentale dei cippi miliari era il nome di che li
aveva fatti innalzare, legandolo alla costruzione della via o a un
intervento di ripristino. In età imperiale i cippi miliari divennero
strumento di propaganda: persero la loro funzione di indicatori
viari per assumere quella di "testimoni" della presenza e della
munificenza dei regnanti. Su quello che fu il territorio dell'Impero
sono state localizzate più di 6000 pietre miliari.
Ludi saeculares
di Domiziano
Su questo raro
denario di Domiziano viene ricordato il cippo eretto per commemorare
i Ludi Saeculares celebrati da Domiziano a Roma nell’88. La leggenda
specifica LUD SAEC FEC. COS XIIII

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Domiziano, denario. Roma 88 d.C. RIC 115
Filippo, il cippo
del Millenario
Nel 248,
l’Imperatore Filippo l’Arabo ebbe l'onore di presiedere le
celebrazioni dei mille anni di Roma, fondata nel 753 a.C. Secondo
quanto riferito dagli storici, i festeggiamenti furono splendidi ed
inclusero giochi spettacolari e rappresentazioni teatrali in tutta
la città. Nel colosseo più di mille gladiatori rimasero uccisi in
combattimenti circensi e centinaia di animali esotici furono
sterminati, compresi ippopotami, leopardi, leoni, giraffe e un
rinoceronte. Filippo procurò tra l’altro l’emissione di una famosa
emissione celebrativa del millenario di Roma, si tratta di una serie
di aurei, sesterzi e antoniniani con la dicitura SAECULARES AVG.
Oltre ad una serie di animali, venne emesso anche monete con un
cippo e l’iscrizione COS III. Parrebbe quindi che Filippo abbia
eretto un cippo, ora perduto, o addirittura una colonna, per
celebrare il millenario di Roma.

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Filippo I , aureo. RIC 24a

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Filippo I, sesterzio. RIC 162
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