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ANFITEATRO
FLAVIO O COLOSSEO
Il Colosseo,
forse il monumento più famoso dell’antichità, fu iniziato da
Vespasiano nel 72 dC nel corso di un progetto di ristrutturazione
dei quartieri di Roma bruciati al tempo di Nerone. Il grande
anfiteatro sorse su un laghetto artificiale che adornava uno dei
giardini della Domus Aurea. Il Colosseo fu inaugurato da Tito ma in
realtà terminato dal suo successore Domiziano. Tito in occasione
dell’inaugurazione, fece battere un famoso sesterzio che raffigura
l’anfitetro flavio con molti dettagli. Come per il porto di Ostia,
anche per la raffigurazione del Colosseo fu usata un’interessante
combinazione di due prospettive, in modo da vedere rappresentato
sulla moneta sia l’interno che l’esterno del monumento. Colpisce la
presenza di statue entro ogni arcata. All’interno si vedono le
gradinate con suddivisioni per il pubblico e una folla di
spettatori. A sinistra dell’anfiteatro l’elegante fontana detta Meta
Sudans, anch’essa fatta erigere in età flavia. Dall’altro
dell’edificio un porticato. Si tratta di una moneta molto rara.

Tito,
sesterzio, Roma 80-81 d.C. Tito su sella curule attorniato da armi.
R/ Il Colosseo. RIC 110
Durante il regno
di Macrino il colosseo si incendiò a causa di un fulmine. Restaurato
da Eliogabalo, una seconda inaugurazione venne festeggiata ad opera
di Alessandro Severo nel 223. Questo imperatore emise aurei e
sesterzi con il Colosseo per commemorare l’evento, forse anche
denari, ma i denari segnalati in passato sono andati perduti. Il
monumento venne riprodotto di nuovo con l’artificio prospettico del
doppio punto di vista, quasi che gli incisori del tempo dei Severi
avessero potuto studiare, dopo 150 anni, il sesterzio di Tito. Sui
sesterzi di Alessandro Severo il Colosseo risulta più stretto e si
notano due gladiatori combattere nell’arena. L’imperatore con un
attendente a sinistra dell’anfiteatro è raffigurato nell’atto di
sacrificare, sullo sfondo la Meta Sudans. A destra dell’anfiteatro
un tempio.

Alessandro Severo, sesterzio, Roma 223 d.C. Alessandro Severo. R/
il Colosseo. RIC 410.
Gordiano III
completò altre ristrutturazioni all’anfiteatro e anch’egli ne
celebrò i fasti su una moneta, un medaglione stavolta. Il maggiore
modulo di questo nominale permise agli incisori di rappresentare
l’imperatore assiso su un trono e una scena di venatio con con un
elefante ed un toro nell’arena. A sinistra dell’anfiteatro, oltre
alla Meta Sudans, una statua colossale della Fortuna o di Apollo.

Gordiano, medaglione, Roma 242-23 dC. Gordiano. R/ Il Colosseo.
Gnecchi pag 88-89.
Un nuovo incendio
colpì il Colosseo nel 250, costringendo Traiano Decio a nuovi
lavori. Nel 405 l’Imperatore Onorio abolì gli spettacoli gladiatori,
consegnando di fatto il Colosseo all’oblio e ai secoli bui.
Ristrutturato un’ultima volta nel 523 da Teodorico, iniziò il
declino. Terremoti lo danneggiarono nel 422, 442, 47, 508, 874,
1255, 1349 e 1703, abbattendo parte del perimetro esterno.
Saccheggiato per secoli di tutti i suoi pregiati marmi e delle
statue, divenne una cava di pietra per la costruzione della Roma dei
Papi. Della sontuosa struttura originale ora non rimane che uno
scarno scheletro.

"Quamdiu stabit Coliseus, stabit
et Roma; quando cadet Coliseus cadet et Roma; quando cadet Roma
cadet et mundus"
Profezia del VII secolo del Venerabile Beda

Ricostruzione su plastico del Colosseo. Museo della Civiltà Romana –
Roma.

Il
Colosseo in una delle famose stampe del Piranesi.


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