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EDICOLE
Con il termine
edicola (o sacello) si intende una struttura architettonica di
piccole dimensioni, spesso a cielo aperto, contenente un altare,
deputata a cerimonie religiose. Il termine deriva dal latino
aedicula, diminutivo di aedes (tempio) e significa
propriamente "tempietto". Le pareti dell’edicola, prive di colonne,
erano in semplici mattoni oppure divise in pannelli riccamente
decorati. Si accedeva all’altare tramite una grande porta a due
battenti. A differenza dei grandi templi, le edicole erano deputate
a culti privati e a cerimonie cui partecipavano gli officianti e
poche altre persone. Abbiamo un chiarissimo esempio di cosa sia
un’edicola nell’Arapacis voluta da Augusto. Probabilmente l’ara
della pace vera e propria era l’altare contenuto all’interno, anche
se poi il termine è passato ad indicare l’intera struttura templare.
In latino infatti ara significa altare.
Tuttavia
tradizionalmente le edicole raffigurate sulle monete sono
considerati “altari”, e questo a causa di un errore di
interpretazione commesso nei secoli passati dai primi numismatici.
Ancora adesso
nella numismatica commerciale, su cataloghi e nelle aste,
riferendosi a queste strutture architettoniche si parla
impropriamente di “altari”. Eppure sono strutture nelle quali gli
incisori hanno delineato chiaramente i muri, spesso disegnando i
mattoni, i battenti delle porte, gli angolari del cornicione, dal
quale spesso emerge un pennacchio di fumo.
Augusto
Questo sesterzio
di Augusto, riproposto anche dal suo successore, rappresenta
l’altare di Lugdunum, dedicato a Roma e ad Augusto. La doppia dedica
fu voluta da Augusto che rifiutò che il tempio fosse dedicato solo a
lui stesso. Si tratta di un altare quadrangolare, sul cui piano
vediamo poggiati alcuni oggetti per officiare, patere o vasi. Ai
lati due statue della Vittoria nell’atto di portare una corona
d’alloro. L’altare era evidentemente inserito in una struttura
templare che non è rappresentata sulla moneta. Tuttavia sappiamo da
fonti storiche che il tempio di Lugdunum sarebbe stato costruito su
immagine dell’Arapacis di Roma. Forse perciò su questa moneta
vediamo rappresentato un altare molto simile all’altare della Pace
di Augusto, di cui è ci è pervenuto solo qualche frammento.

Ottaviano, sesterzio. Lugdunum
9-14 d.C. D/ Ottaviano. R/Vista frontale dell'altare di Lione. RIC
231a
Tiberio
Tiberio, onorando
il Divo Augusto, diede inizio alla lunga tradizione di monete con
un’ edicola al rovescio. Su questo asse viene rappresentata
un’edicola, pressoché identica all’Arapacis, con leggenda PROVIDENT.
Si tratta di un tempietto dedicato alla Provvidenza, di cui non
abbiamo ulteriori notizie storico-archeologiche. Nonostante
l’evidente presenza di una porta a due battenti, questo rovescio
viene costantemente definito altare della Provvidenza. Si tratta
invece di un edificio di piccole dimensioni, visto dall’esterno,
contenente l’altare. Monete molto simili vennero battute da alcuni
degli imperatori successivi (Galba, Vitellio, Vespasiano, Tito e
Domiziano).

Tiberio, asse. Roma 22-30 d.C. RIC 81
Nerone
Questo magnifico
sesterzio di Nerone rappresenta l’Arapacis di Augusto, come
specificato dalla leggenda ARAPACIS. Il tempietto venne eretto in
Campo Marzio nel 9 dC dal Senato per festeggiare il ritorno
vittorioso di Augusto dalla Gallia. I magnifici fregi ne fanno il
più straordinario monumento architettonico dell’età augustea.
L’evidenza numismatica della struttura di questo tempietto ha
sicuramente contribuito alla sua complessa ricostruzione.

Nerone, sesterzio. Lugdunum 66 d.C. D/ Nerone. R/ L'Ara Pacis. RIC
527
II e III secolo
A partire dal II
secolo le edicole vennero a simboleggiare i riti funerari in onore
dell’imperatore defunto. Le monete di consacrazione vennero coniate
in grande quantità e sono caratterizzate dall’edicola a rovescio e
dalla leggenda CONSECRATIO o DIVO, seguito dal nome dell’imperatore.
Nel terzo secolo,
di pari passo con la crisi monetaria che colpì la moneta romana,
anche la perizia con cui vennero incisi i rovesci diminuì molto.
L’edicola divenne più grezza e stilizzata, talvolta solo un
quadrilatero riconoscibile solo da alcuni elementi stereotipati,
come le porte o il pennacchio di fumo. Rimase tuttavia uno dei
rovesci più frequenti sulle monete. Di particolare interesse sono le
emissioni di restituzione volute da Traiano Decio per onorare gli
imperatori precedenti, che al rovescio presentano l’ara di
consacrazione o l’aquila. Gli imperatori onorati da questa
straordinaria emissione furono undici (e la scelta certo non lascia
indifferenti): Augusto, Vespasiano, Tito, Nerva, Traiano, Adriano,
Antonino Pio, Marcaurelio, Commodo, Settimio severo e Alessandro
Severo.

Antonino Pio, sesterzio, Roma 161 d.C. RIC 1273 (Marco Aurelio)

Sabina, denario, Roma 100-136 d.C. RIC 422b

Antonino Pio, denario, Roma 162 d.C. RIC 441 (Marco Aurelio)

Commodo. antoniniano, Roma 250-251. RIC IV 94 (Traiano Decio)

Alessandro Severo,
antoniniano, Roma 250-251. RIC 98

Traiano, antoniniano, Roma 249-251. Al dritto Traiano. RIC IV 86b
(Traiano Decio)

Augusto, antoniniano, Roma 250-251. RIC IV 78 (Traiano Decio)

Tito,
antoniniano, Roma 250-251. RIC IV 97 (Traiano Decio)

Settimio Severo, antoniniano, Roma 250-251. RIC IV 96 (Traiano Decio)
"Quando tornai
a Roma dalla Gallia e dalla Spagna, sotto il consolato di Tiberio
Nerone e Publio Quintilio, portate felicemente a termine le imprese
in quelle province, il Senato decretò che si dovesse consacrare
un'ara alla Pace augustea nel Campo Marzio e ordinò che in essa i
magistrati, i sacerdoti e le vergini vestali celebrassero ogni anno
un sacrificio".
Res gestae divi Augusti
12,2

Ara Pacis - Roma

Ara Pacis - Roma
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