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EDIFICI
PUBBLICI
I ROSTRI DEL FORO
Su un denario
abbastanza raro del monetario Lollius Palikanus è raffigurato uno
scorcio del foro e del palco da cui gli oratori arringavano il
popolo. Il palco era noto come rostra, in quanto adorno dei
preziosi rostri presi ad Anzio nel 338 aC, quando i romani ottennero
il primo sbocco sul mare.
La collocazione
del palco all’interno del foro è ancora discussa dagli archeologi.
Probabilmente i rostra si alzavano di fronte al tempio della
Concordia. Sia Cesare che Augusto ristrutturarono ed abbellirono
l’importante palco da cui i potenti di Roma ammansivano le folle.
Nel Foro esistevano anche altri palchi per oratori, destinati a
comunicazioni di minore importanza.
Sulla moneta
vediamo una struttura tondeggiante, piuttosto alta, con arcate e
colonne ioniche cui sono appesi i rostri navali. Al di sopra del
palco un sedile permetteva all’oratore di parlare anche seduto.

Lollius Palicanus, denario,
Roma 45 a.C.. Cr. 473/1
I COMIZI
I comizi erano un
ampio spazio nel foro, adiacente alla Cura (o Senato), adibito a
luogo di riunione dei cittadini di Roma. In origine questo ampio
spazio era leggermente depresso rispetto al terreno circostante.
Storicamente nei comizi venivano effettuate le operazioni
elettorali. Lo spazio era delimitato da recinzioni mobili entro cui
i cittadini si muovevano in attesa di recarsi all’urna elettorale.
Su un denario di Licinius Nerva è rappresentata una complessa scena
che si ritiene ambientata nei comizi durante una votazione. In primo
piano si vede una recinzione o una transenna, a sinistra un
cittadino si reca verso l’urna e riceve la scheda elettorale da una
seconda persona posta più in basso di lui. Un terzo cittadino a
destra sta inserendo la scheda nell’urna elettorale.

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P. Licinius Nerva, denario. Cr. 292.
IL SENATO ROMANO
O CURIA JULIA
Il primo Senato
fu forse edificato da Tullio Ostilio, il terzo re etrusco, ed in
seguito questo importante edificio fu ricostruito più volte. Al
tempi di Cesare era in corso una una importante ristrutturazione,
infatti il cesaricidio avvenne nel Teatro di Pompeo, ove si erano
temporaneamente spostate le riunioni del Senato. L’edificio fu
nuovamente inaugurato nel 29 aC da Augusto che lo soprannominò Curia
Julia. Essa compare su un bel denario di Augusto. Colpiscono gli
abbellimenti, le statue e un elegante balaustra, ma fondamentalmente
riconosciamo l’edificio squadrato ed austero che ancora oggi è
possibile ammirare pressochè intatto nel foro.

Augusto, denario,
Roma (?). RIC I 266.
LA BASILICA
EMILIA
Questo importante
edificio pubblico sorgeva nel foro. Venne edificato da Emilio Lepido
nel 179 aC e restaurato in seguito numerose volte. L’edificio
vantava uno splendido colonnato a due piani, composto da preziose
colonne di marmo verde e bianco. Scudi rotondi, quasi certamente
trofei di guerra, erano appesi alle colonne. Nel porticato
prendevano posto i banchetti di mercanti, banchieri e cambiavalute.
L’edificio visse alti e bassi nell’epoca imperiale e finì distrutto
da un incendio durante il sacco di Alarico nel 410 dC. I suoi resti
sono ancora visibili nel foro. Su alcuni denari della gens Aemilia è
ancora possibile apprezzare lo splendido porticato a due livelli
della Basilica Emilia.

M. Aemilius Lepidus, denario suberato,
Roma 61 a.C.. Cr. 419/3b
LA VILLA PUBLICA
Questo maestoso
edificio fu eretto nel 432 in campo Marzio, lungo la via Flaminia.
La Villa Publica era luogo di assemblee, vi si effettuavano leve
militari e parate; qui inoltre erano ospitati gli ambasciatori di
paesi stranieri. Tra le colonne della Villa Publica avvenne uno dei
fatti di sangue più gravi della storia di Roma. Qui nell’82 aC, al
culmine della guerra civile che insanguinava la penisola, Silla
diede l’ordine di massacrare quasi 8000 persone appartenenti al
partito avverso. L’edificio compare su un denario di Fonteius
Capitus, forse perché un suo avo si occupò della sua
ristrutturazione. Sulla moneta osserviamo un elegante edificio a due
piani, con colonnati ad entrambi i livelli. Della Villa Publica non
rimane traccia e la raffigurazione su questo denario è l’unica
immagine che ci rimane di questo importante edificio di età
repubblicana.

P. Fonteius P.f. Capito
e T. Didius, denario,
Roma 55 a.C.. Cr. 429/1
IL MACELLUM
MAGNUM
Mentre i Greci
svilupparono ad altissimo livello l’architettura religiosa creando
templi perfetti, i Romani si dedicarono maggiormente l’architettura
civile: strade, acquedotti, edifici pubblici o mercati. Il Macellum
Magnum era quello che al giorno d’oggi si chiamerebbe un centro
commerciale. Nerone fu l’artefice di questo nuovo mercato a due
piani, caratterizzato da una grande cupola di poco inferiore a
quella del Pantheon. La struttura fu opera di due architetti che
Tacito definisce geniali, Severus e Celer. Al piano terreno avevano
luogo i commerci del bestiame, del pesce e di altri beni di prima
necessità, non mancava però un sacello votivo dedicato a Cerere. Il
secondo piano era probabilmente occupato dalle botteghe di
banchieri, cambiavalute e commercianti di beni di lusso. Il Macellum
Magnum compare su alcuni dupondi e sesterzi di Nerone ove possiamo ammirare una
struttura porticata molto elegante, sormontata da un’alta cupola. La
struttura risulta abbellita da numerose statue tra cui una di Nerone
al culmine della scalinata d’ingresso. Molti studiosi ritengono che
la chiesa di San Stefano Rotondo sorga sulle fondamenta del mercato
di Nerone e ripeta in parte anche la forma del grande duomo.

Nerone,
Sesterzio. Zecca di
Lugdunum
, 65 d.C. RIC I 402.
BASILICA ULPIA
La Basilica Ulpia era un
grande edificio pubblico cui Traiano volle dare il nome spagnolo
della sua famiglia. L’edificio, altamente rappresentativo del
prestigio di Traiano, svolgeva funzione di centro amministrativo e
di tribunale. Su sesterzi ed aurei di Traiano vediamo uno scorcio
dell’ingresso maestoso della Basilica Ulpia, in particolare colpisce
l’imponenza dell’edificio e la ricchezza dei fregi, che sappiamo
descrivere le campagne vittoriose in Dacia. Purtroppo adesso ne
rimangono solo le fondamenta.

Traiano, sesterzio,
Roma 112-115 d.C. RIC ---
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