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Vicino alla Curia
Giulia sorge l' arco eretto nel 203 d.C. in onore di Settimio
Severo, per le vittorie conseguite da lui nelle province orientali.
All' arco nel tempo antico si accedeva dalla parte del Foro mediante
una gradinata; da ciò si comprende come l' arco non potesse servire
di passaggio. L' arcata centrale è alta m. 12,30, larga m. 7; quelle
laterali sono alte m. 7, larghe m. 3. Le facciate sono decorate con
quattro colonne di ordine composito, sopra alti basamenti; sui lati
di questi basamenti si vedono raffigurati prigionieri barbari,
scortati da legionari romani. Nella chiave dell' arco centrale verso
il Campidoglio è rappresentato il dio Marte; nei triangoli si vedono
vittorie con trofei, e sotto di esse, a sinistra, il genio
dell' estate, a destra quello dell' autunno. Sopra le arcate
laterali lo spazio è occupato da quattro grandi rilievi
rappresentanti fatti guerreschi: a sinistra un combattimento in
mezzo a due fiumi (Eufrate e Tigri), a destra l' Imperatore che
parla ai soldati, l' assedio di una città, le cui mura vengono
atterrate con l’ariete. Sul lato verso il Foro, vi sono simili
rilievi; sotto i triangoli, a destra, il genio della primavera; a
sinistra quello dell' inverno; i grandi rilievi sopra le arcate
laterali rappresentano il principio della campagna, l' allocuzione
dell' Imperatore; a destra i trattati con i barbari, il tracciamento
del campo, l' assedio di una città. I rilievi sono di carattere
schematico ed assai lontani dall' arte piena di vita ed originalità
della colonna Traiana.
L' attico, con
ornamenti di bronzo (forse trofei) negli angoli, porta una
iscrizione, secondo la quale l' arco stesso era stato dedicato dal
Senato e dal popolo a Severo e Caracalla "perchè essi avevano
conservato lo Stato ed ingrandito l' Impero". Si vede chiaramente
che le due ultime lettere della terza riga, P(atri) P(atriae) e
tutta la riga quarta, sono sovrapposte ad un' altra iscrizione più
antica e cancellata. I buchi per i perni delle lettere più antiche
però sono rimasti intatti, di modo che le parole della iscrizione
cancellata, si possono facilmente decifrare e sono queste: ET P. SEPTIMIO
GETAE NOB(ilissimo) CAESARI. Caracalla, dopo aver fatto uccidere il
fratello e compagno di regno nel 211, ordinò di cancellare il nome
di Geta sopra tutti i monumenti pubblici. Per riempire le lacune
portate dalle cancellature, furono aggiunte ai titoli di Severo e
Caracalla le parole P(atri) P(atriae) OPTIMIS FORTISSIMISQVE
PRINCIPIBVS. Dalle immagini dell' arco sulle monete si rileva che in
mezzo all' attico poggiava un carro a sei cavalli con le statue di
Severo e dei suoi figli, tutto di bronzo; agli angoli forse vi erano
statue equestri.


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