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FORUM TRAIANI

 

 

 

 

 

 

Il foro venne eretto per ordine dell'imperatore Traiano con il bottino ricavato dalla conquista della Dacia, conclusasi nel 106. I Fasti Ostiensi ci informano che il Foro venne inaugurato nel 112, e la Colonna di Traiano nel 113. Per realizzare questo complesso monumentale fu necessario compiere un ampio lavoro di sbancamento, eliminando il pendio del colle Quirinale e livellando lo sperone che univa il Quirinale al Campidoglio, i colli che chiudevano la valle dei Fori Imperiali verso il Campo Marzio. È possibile che i lavori di sbancamento fossero stati già iniziati sotto Domiziano, mentre il progetto del Foro viene solitamente attribuito all'architetto Apollodoro da Damasco, che aveva accompagnato l'imperatore nella campagne daciche. Contemporaneamente al Foro, anche per contenere il taglio delle pendici del Quirinale, vennero innalzati i Mercati di Traiano, e fu inoltre rimaneggiato il Foro di Cesare, dove si eresse la Basilica Argentaria e venne ricostruito il tempio di Venere Genitrice.

Il Foro era costituito da una vasta piazza con portici sui due lati, chiusa sul fondo dalla Basilica Ulpia e ornata da una colossale statua equestre di Traiano. La piazza era pavimentata con lastre rettangolari di marmo bianco.

I portici laterali, rialzati con gradini rispetto alla quota della piazza, avevano un ordine corinzio con fusti scanalati in marmo pavonazzetto, sormontato da un attico con sculture di Daci, probabilmente sia in marmo bianco, sia in pavonazzetto, alternati a clipei (scudi) con ritratti imperiali: il motivo riprende abbastanza da vicino il modello dell'attico dei portici del Foro di Augusto. Anche all'interno i portici erano riccamente rivestiti di marmi colorati: la pavimentazione era costituita da un disegno di quadrati in cui si iscrivevano alternativamente quadrati più piccoli o cerchi, in marmo giallo antico, e ancora in pavonazzetto, e anche il muro di fondo era rivestito di marmi e ritmato da un ordine di lesene che rispecchiavano le colonne della facciata. Al centro dei portici, dietro un diaframma di profondi pilastri che segue l'allineamento del muro di fondo, si apriva un'ampia esedra coperta, anch'essa pavimentata con un simile disegno di marmi colorati e con un ordine di lesene applicato sul muro di fondo; al centro di questo si apriva una nicchia, inquadrata da colonne in granito del Foro.

 

 

 

 

La Basilica Ulpia (il nome deriva dal gentilizio dell'imperatore) si affacciava sulla piazza con il lato lungo, rialzato per mezzo di gradini. La facciata era aperta da tre avancorpi con fusti in marmo pavonazzetto e giallo antico, sormontati nuovamente da un attico con sculture di Daci in marmo bianco, che questa volta si alternavano a pannelli decorati in rilievo da cataste di armi e che sorreggevano un coronamento sporgente con iscrizioni in onore delle legioni dell'esercito.
All'interno la Basilica presentava un'ampia navata centrale, circondata sui quattro lati da due file di colonne con fusti lisci in granito grigio del Foro, che distinguevano le navate laterali. La navata centrale presentava un secondo piano con un colonnato dai fusti lisci in marmo cipollino, e forse anche un terzo simile. Sui lati corti, dietro lo schermo di una terza fila di colonne, si aprivano le due absidi. La navata centrale e le absidi erano di nuovo pavimentate con un disegno di cerchi e quadrati, mentre nelle navate laterali si alternavano lastre rettangolari, sempre in giallo antico e in pavonazzetto. Le coperture delle navate laterali erano costituite da volte in laterizio, probabilmente invisibili dall'interno per la presenza di un controsoffitto piano, mentre la navata centrale doveva essere coperta da un grande tetto a capriata lignea, sempre nascosto da un controsoffitto.

 

Alle spalle della Basilica si trova la Colonna di Traiano, che si innalza in uno stretto cortile chiuso anteriormente dal muro di fondo della Basilica e fiancheggiato da portici con fusti scanalati in marmo pavonazzetto. Dietro i portici si aprono due ampie aule con nicchie sulle pareti in laterizio che ne hanno suggerito un'interpretazione come Biblioteche. Le nicchie erano accessibili per mezzo di gradini, interrotti da piedistalli che sostenevano le colonne dei due ordini sovrapposti che decoravano la parete, leggermente distaccati da questa. Gli ambienti erano pavimentati con grandi lastre in granito grigio, riquadrate da fasce in marno giallo antico.

 

Per la costruzione del Foro di Traiano vennero utilizzati i seguenti marmi:

 

Marmo lunense (marmor lunensis)

Marmo bianco a cristalli piccoli, dalle cave di Luni, l'odierna Carrara, utilizzato per la maggior parte dei blocchi delle trabeazioni, i capitelli e le basi.

Marmo pentelico

Marmo bianco a grana finissima, spesso con venature verdastre brillanti, dal monte Pentelico, in Grecia, utilizzato solamente per l'architrave attribuito alla fila di colonne che separava tra loro le navate laterali della Basilica Ulpia.

Marmo tasio

Marmo bianco con cristalli piuttosto grandi dall'isola di Thasos, in Grecia, utilizzato per sculture di personaggi di rango imperiale (forse raffiguranti Traiano stesso), collocate probabilmente nelle esedre dietro i portici.

Marmo cipollino (marmor caristium)

Marmo colorato con venature ondulate verdastre su uno sfondo biancastro o verde più chiaro, da Karystos, nell'isola di Eubea, in Grecia, utilizzato per i fusti lisci dei due ordini superiori della Basilica Ulpia e per lastre pavimentali.

Marmo cipollino

Marmo cipollino

Marmo giallo antico (marmor numidicum )

Marmo colorato di varie tonalità di giallo, con macchie e vene rossastre, da Chemtou in Numidia (attuale Tunisia), utilizzato per fusti scanalati di colonne e lesene, per lastre pavimentali e per rivestimenti parietali.

Marmo giallo antico

Marmo giallo antico

Marmo pavonazzetto (marmor phrygium, o synnadicum, o docimenium)

Marmo colorato a fondo biancastro, con venature e macchie purpuree, da Docimium in Frigia (odierna Turchia), utilizzato per fusti scanalati di colonne e lesene, per lastre pavimentali e per alcune delle sculture con Daci dell'attico dei portici della piazza.

Marmo pavonazzetto

Marmo pavonazzetto

Granito del Foro (marmor claudianum)

Pietra a grana media, con macchie scure e regolari su fondo bianco, dal mons Claudianus, nel deserto orientale egiziano, utilizzato per i fusti lisci di colonne (del propileo settentrionale, di eccezionali dimensioni, della navata centrale della Basilica Ulpia e delle nicchie sul fondo delle esedre dei portici) e per lastre pavimentali.

Granito del Foro

Granito del Foro

Marmo africano (marmor luculleum)

Marmo colorato brecciato con forti contrasti cromatici, da Teos, in Turchia, utilizzato per fusti di colonna e per lastre pavimentali.

 

 

 

Cartina cave marmi

Luoghi di estrazione dei marmi colorati utilizzati nel Foro di Traiano

 

 

Gli antichi storici descrivono lo stupore dei viaggiatori che visitavano il foro di Traiano, mai si era visto complesso edilizio così sontuoso e così vasto. Anche nel corso della decadenza il foro di Traiano mantenne un ruolo preminente, Costantino II quando visitò Roma nel 357  rimase stupefatto per le dimensioni del complesso, per il numero di statue che lo adornavano e per lo sfarzo dei porticati marmorei. Poco è purtroppo rimasto del sontuoso foro traianeo, vero fulcro della Roma imperiale, solo la colonna Traiana adesso può darci un’idea della grandezza di questo complesso. Oltre naturalmente alle monete celebrative che, in questo caso, forniscono un contributo essenziale nella minuziosa opera di ricostruzione dell’aspetto originario di questo affascinante complesso architettonico.

 

 

 


 

 

 

Resti della Basilica Ulpia

 

Foro e mercati di Traiano

 

La Basilica Ulpia e la Colonna di Traiano

 

 

 

 

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