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FORTIFICAZIONI
E CITTA’ MURATE
LE MURA DI ROMA
Stando alla
interpretazione classica, su questo denario di Considius Nonianus, è
rappresentato il tempio di Venere ad Erice, costruito su un colle e
difeso da una cospicua fortificazione. Il culto della Venere ericina
prese piede anche a Roma nel I secolo aC, provocando lo scandalo dei
romani benpensanti. Una volta l’anno infatti tra le mura del tempio
si praticava una sorta di prostituzione rituale, che attirava
ovviamente moltissimi “fedeli”. Per questo motivo il tempio dedicato
alla Venere ericina fu costruito fuori Roma, per tenere lontano
dall’Urbe dei culti tanto imbarazzanti.
Se il tempio che
compare su denario fosse il tempio costruito fuori Roma, come
parrebbe logico, le mura in primo piano potrebbero essere le mura
stesse di Roma, viste dall’interno, da un colle, ad esempio, con il
tempio che si staglia dopo di esse. Infatti rimane inspiegabile,
seguendo l’interpretazione classica, il perché ad un tempio
occorresse una fortificazione di tale proporzione, bastevole a
difendere una città di migliaia di abitanti. Quelle in primissimo
piano sulla moneta potrebbero quindi ben essere le mura Serviane di
Roma, e vedremmo qui l’unica apparizione delle mura di Roma su una
moneta romana.

C.
Considius Nonianus, denario, Roma 57 a.C. Cr 424/1
LA CITTA’ DI
EMERITA
P. Carisius,
governatore della Lusitania, fondò nel 25 aC una colonia in Spagna
che fu chiamata, in onore dell’imperatore, Emerita Augusta
(l’attuale Mérida). La colonia fu costruita per i veterani della
legione V Alauda e X Gemina, che avevano operato in Spagna agli
ordini di Augusto. Le robuste mura, la pianta quadrata, simile ad un
castrum, compaiono chiaramente sul rovescio di un raro denario di
Augusto, battuto da Carisius in qualità di pro pretore. Un ampio
portale d’ingresso validamente difeso campeggia in mezzo alla
moneta, circondato da una serie di altre torri che danno
l’impressione di una città pressoché imprendibile.

Augusto, denario, Emerita (Spagna) 25-23 a.C. RIC II 9
I CASTRA
PRAETORIA
I pretoriani, un
corpo speciale fondato da Mario all’inizio del I secolo aC,
ottennero dall’Imperatore Tiberio di potersi attestare nei pressi
della città, in un campo fortificato che sorgeva tra la via
Tiburtina e la via Nomentana, appena fuori le mura di Roma. Il
campo, che presentava la pianta squadrata e lineare degli
accampamenti romani, divenne ben presto una cupa fortezza dalla
quale venivano decisi i destini dell’Impero. I castra praetoria
erano una cittadella autonoma che comprendeva templi, terme,
fontane, prigioni, oltre agli alloggi dei soldati. Cardo e Decumano
erano vere e proprie strade chiamate Via Principalis e via Praetoria.
Con la costruzione delle mura Aureliane la fortezza venne a trovarsi
all’interno della cinta muraria dell’Urbe. I castra praetoria
compaiono su pochissime monete, nonostante l’enorme potere politico
che assunse il corpo dei pretoriani nella scelta dell’Imperatore.
Claudio, uno dei
primi imperatori eletto dai pretoriani, volle manifestare la sua
gratitudine battendo aurei e denari che rappresentavano la granitica
fortificazione dei pretoriani. La facciata dell’edificio è vista da
un’inedita prospettiva frontale, spiccano due porte e un soldato di
guardia sopra di esse a fianco di uno stendardo. La fortezza è
raffigurata con grande ricchezza di dettagli.

Claudio, denario, Roma 46-47. RIC 37
Una seconda
moneta, o meglio serie monetale, che potrebbe riprodurre i castra
praetoria fu emessa nome dei membri della Tetrarchia: Diocleziano,
Massimiano, Costanzio e Galerio. Si tratta di una serie di argentei,
battuti dalle zecche di Treviri, Roma, Ticinum, Siscia, Heraclea,
Cyzicus, Antiochia, Nicomedia ed Alessandria, che rappresentano i
tetrarchi mentre sacrificano davanti ad un tripode. Dietro di loro
una fortificazione molto rassomigliante alla fortezza dei
pretoriani. La fortezza raffigurata sull’argenteo è forse un
generico riferimento alla forza militare dell’Impero. Tuttavia la
serie monetale potrebbe celebrare la l’accettazione della Tetrarchia
da parte dei pretoriani. La fortezza, a seconda delle varianti, è
raffigurata con quattro, sei o otto torri. La prospettiva usata,
come altre volte dagli artisti romani, è una combinazione di due
prospettive, per mostrare sia la facciata che la struttura interna
del forte.

Diocleziano, Argenteus, Ticinum (Pavia). RIC 14
Nel 312, quando Massenzio fu
sconfitto, Costantino sciolse il corpo dei pretoriani e fece
distruggere i castra praetoria, il vero centro del potere a Roma da
almeno tre secoli.
LA PORTA DI CAMPO
La protezione dei
confini divenne problematica a partire dal IV secolo. Ciò è provato
anche dalla frequenza di un tipo monetale di argomento militare, la
cosiddetta porta di campo. La maggior parte delle emissioni con la
porta di campo avvenne negli anni della guerra civile fra gli
imperatori Costantino e Licinio, ma le emissioni si protrassero per
quasi un secolo con moltissime varianti della struttura del forte,
del numero di mattoni e delle decorazioni. La fortificazione,
simbolica rappresentazione del potere militare dell’Impero, compare
sempre da una prospettiva frontale, ove campeggia l’elaborata porta
d’ingresso, a volte ricca di dettagli. Sulla parte superiore
spiccano delle torrette (in genere tre), da alcuni interpretate
come bracieri per segnalazioni luminose o segnali di fumo. Seguendo
questa ipotesi la struttura sarebbe un avamposto di frontiera,
inserito in una linea concatenata di fortificazioni che garantivano
la sicurezza dell’Impero. La serie monetale intendeva commemorare
quindi gli sforzi fatti dagli imperatori per difendere l’instabile
frontiera con i barbari. Alcuni collezionisti specializzati in
questa tipologia attribuiscono molta importanza a particolari come
il numero di file dei blocchi, il tipo porte, il numero di torrette
ed altri dettagli minori. Con questo affascinante rovescio furono
battuti sia argentei che follis.

Massimiano, Argenteus, Nicomedia (Izmit- Turchia) 295-296 d.C. RIC
25b

Massimiano II, Argenteus, Serdica (Sofia - Bulgaria) 305-307. RIC 22
MARCIANOPOLIS
Per motivi di
propaganda politica le città con le loro fortificazioni compaiono
spesso sulle monete romane. Da quanto si può vedere sui nummi le
città di epoca romana non erano poi molto diverse dalle città
medievali. Erano fortificate con alte mura, torri di guardia e
robuste porte d’ingresso, strutture spesso grandiose ed imponenti.
La maggior parte delle città raffigurate su monete sono città
orientali, battute su emissioni provinciali del II – III secolo.
Questo AE 35
battuto da Gordiano III rappresenta la città di Marcianopolis in
Tracia, fondata da Traiano e così chiamata in onore della sorella
dell’Imperatore, Marciana. La moneta raffigura con impressionanti
dettagli l’intera città, completa di mura, torri, e un tempio con
statua di culto al suo interno. La città è raffigurata da una ben
riuscita prospettiva aerea.

Gordiano III, AE35
238-244 d.C. città di Marcianoplis .
AUGUSTA
TRAIANA
Su questo bronzo
di Settimio Severo vediamo raffigurate le poderose mura di Augusta
Traiana (Stara Zagora), nei balcani. La città fu fondata da Traiano
in seguito alla necessità di rafforzare le retrovie dei confini. La
rappresentazione è abbastanza inedita, per la presenza di tre torri
invece di quattro. In mezzo al solido muraglione si apre una porta
bronzea a due battenti. Sopra, una fila di finestre.

Settimio Severo,
AE28 193-211 d.C. città Augusta Traiana.
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