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LE STRADE
ROMANE
Il complesso di strade lastricate
realizzate dai Romani (circa 100.000 Km) rappresenta una
straordinaria opera di ingegneria civile e costituisce certamente il
più grande contributo di Roma allo sviluppo della civiltà. La
tecnica di costruzione delle strade fu un’eredità degli etruschi .
Le strade rappresentavano per Roma uno strumento fondamentale per il
controllo militare dell'impero. Erano mediamente larghe tre-quattro
metri e si componevano di strati diversi, per una profondità di
circa un metro e mezzo. Lo strato inferiore era formato da grossi
ciottoli che permettevano il drenaggio dell'acqua (rudus), su
cui si ponevano uno strato intermedio di sabbia e ghiaia (nucleus)
e, in superficie il pavimentum o statumen completato
da uno strato di pietre levigate (summa crusta), ben battute
sul letto sabbioso. Questo ultimo strato era realizzato secondo un
profilo convesso, in modo da favorire lo scorrimento dell'acqua
piovana lungo i margini laterali. Le strade lastricate sono fra le
opere antiche più resistenti al degrado. Erano resistenti a
pioggia, gelo e inondazioni, e non avevano pressoché bisogno di
riparazioni, come si può ben vedere ancora oggi. E’ un peccato che
le strade romane non siano mai apparse direttamente sulle monete,
bensì sotto forma di rappresentazioni simboliche (la ruota,
personificazioni o mediante i cippi miliari).
LA SERIE DELLA RUOTA E LA
VIA APPIA
Prima e più
importante fra le grandi strade consolari era la
via Appia,
Regina viarum, voluta nel 312 a.C. dal censore Appio Claudio
Cieco per collegare Roma a Capua. In seguito la via fu prolungata
fino a raggiungere Brindisi, per un percorso totale di 365 miglia,
pari a circa 540 Km. Per coprire l'intero tragitto occorrevano 13-14
giorni di viaggio. Il tracciato rispondeva a concetti
sorprendentemente moderni, mirando dritto alla meta e collegandosi
alle varie località attraverso raccordi secondari. La via Appia era
larga circa 4 metri – necessari a consentire il passaggio di due
carri in entrambi i sensi di marcia - e fiancheggiata da due
marciapiedi in terra battuta, delimitati da un cordolo di pietra e
larghi circa un metro e mezzo. Lungo il percorso, alla distanza di
un miglio, erano collocati cippi miliari e colonne. Secondo una
teoria tradizionale la costruzione di questa via fu celebrata
dall’emissione nella zecca di Roma di una serie di monete fuse (aes
grave) con il tema della ruota. Tuttavia la datazione di queste
serie monetali è ancora molto dibattuta dagli studiosi. La serie,
una delle più famose dell’antica monetazione repubblicana, si
articolava dal rarissimo tressis (una moneta pesante ben 900 gr) al
sestante. Al diritto, tra i diversi temi trattati, spiccava una
elegantissima testa di Roma in berretto frigio; al rovescio di ogni
nominale una bella ruota a sei raggi.

Dupondio,
AE 589,22 gr. Dritto testa di Roma in berretto frigio, al
rovescio ruota a sei raggi.
Turlow-Vecchi 30
LE VIAE
MUNITAE DI AUGUSTO
I denari qui illustrati, battuti a nome
di Augusto da L. Vicinius nel 16 aC, ricordano che l’imperatore
provvide ad estese ristrutturazioni del sistema viario. Augusto
emise una serie di monete, contrassegnate dalla dicitura MVNITAE,
celebrative dell’impegno finanziario del principe nel riassetto del
sistema viario, disastrato a seguito della lunga guerra civile. La
ristrutturazione della via Flaminia avvenne interamente a sue spese.
A rovescio vediamo un cippo recante questa complessa iscrizione:
SPQR/IMP CAE/QVOD V/M
SEX/EA P Q IS/AD ADE, da sciogliere così:
senatus populusque romanus imperatori cesari quod viae munitae sunt
ex ea pecunia quam is ad aerarium detulit.

L.
Vicinius, denario. Roma 16 a.C. RIC 360

L.
Vicinius, denario. Roma 16 a.C. RIC 362

LA VIA TRAIANA
Traiano decise la
costruzione di una nuova arteria, parallela alla via Appia, che
congiungesse Benevento a Brindisi. La nuova strada fu chiamata Via
Traiana. La costruzione della strada fu commemorata sui rilievi
dell’arco di trionfo di Benevento, uno dei meglio conservati in
Italia.
La strada fu anche
ricordata da un’ampia emissione monetale (114-117 dC), in tutti i
metalli, su cui appare la personificazione della Via Traiana, una
donna velata, semisdraiata, che tiene una ruota nella mano destra.
La ruota simboleggia l’intenso traffico che percorreva le strade
dell’epoca. La leggenda VIATRAIANA permette di identificare
correttamente la personificazione.

Traiano, sesterzio, Roma 114-115 d.C. RIC ----
ACQUEDOTTI
Lo studio della
numismatica permette di richiamare l’attenzione su un aspetto della
romanità più ingegneristico che architettonico: la costruzione di
acquedotti. Grandiose opere idrauliche, gli acquedotti romani
innalzarono l’ingegneria civile al livello di arte. Le migliori
realizzazioni furono l’acquedotto marciano, che portava l’acqua a
Roma, e il Pont du gard a Nìmes a triplo ordine di arcate, celebrato
da Stendhal come “musica sublime”. Gli acquedotti romani
costruiscono alcune delle più imponenti strutture lasciateci
dall’antichità. Nonostante l’importanza dell’acqua corrente nella
vita quotidiana dei romani, gli acquedotti non compaiono che
sporadicamente sulle monete.
AQUA MARCIA
Su questo denario
della Gens Marcia (57 aC) il monetario Marcius Philippus vanta il
consolato rivestito dal suo antenato Quintus Marcius Rex, che nel
144 aC fece costruire l’acquedotto dell’Aqua Marcia. Questa Gens si
diceva discendente da Anco Marzio, il re di Roma che per primo fece
arrivare acqua in città per mezzo di un acquedotto. La statua
equestre dell’antenato troneggia sopra la stilizzata
rappresentazione dell’opera idraulica. Tra le arcate la leggenda
esplicativa AQUAMAR..

L.
Marcius Philippus, denario, Roma 56 a.C. Cr 425/1
AQUA TRAIANA
Nel 109 l’Imperatore
Traiano fece costruire un nuovo acquedotto, l’Aqua Traiana, che
collegava il lago di Bracciano con i quartieri di Roma al di là del
Tevere, ove sorgevano anche le terme di Traiano. Il nuovo acquedotto
è commemorato su una speciale emissione di sesterzi (RIC 607).
Sulla moneta
l’acquedotto è rappresentato mediante una personificazione maschile,
come spesso accadeva per i fiumi. La divinità è semisdraiata sotto
un arco, la struttura portante dell’acquedotto. Oppure, come
suggerito da altri, dentro il castellum dell’aquedotto stesso.

Traiano, sesterzio, Roma 112-117 d.C. RIC 608
ACQUEDOTTI
NELLE PROVINCIE
La città di Buthrotum
in Epiro battè una serie di monete enee con un acquedotto al
rovescio, dal tempo di Augusto a quello di Nerone. La struttura
rappresentata è un interessante aquedotto a doppio ordine di arcate.
Queste monete inizialmente vennero attribuite alle città di Babba in
Mauritania, in quanto frequentemente ritrovate in quella zona.


Via
lastricata antistante Porta Nolana di Pompei

Pompei, strada con marciapiedi

Roma,
Via Sacra nel foro romano

Francia, Pont du Gard. Maestoso acquedotto romano alto 50m
perfettamente conservato

Roma,
resti del acquedotto di Claudio
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