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TEMPLI CIRCOLARI

 

 

 

TEMPIO DI VESTA

 

Il tempio di Vesta era un piccola struttura circolare situata nel foro romano vicino al tempio di Castore e Polluce, ai piedi del Palatino. Secondo l’antica tradizione esso fu fondato da  Numa Pompilio, scegliendo la forma circolare perché simboleggiasse l’universo, come riferito da Plutarco. Vesta era un’antica divinità che affonda le radici in tempi preistorici, quando il fuoco era difficile da accendere e qualcuno nel villaggio doveva occuparsi di mantenere un fuoco comune costantemente acceso. Questo compito era affidato alle giovanette. Da qui prese origine il sacerdozio delle Vergini Vestali, il cui compito era sorvegliare il fuoco sacro. Il tempio venne però distrutto dai Galli nel 390 aC e danneggiato da incendi altre volte. Su un denario del monetario Q Cassius del 57 aC vediamo per la prima volta il tempio di Vesta (nella sua quarta ricostruzione) raffigurato su una moneta, un’elegante struttura circolare monoptera. Le colonne sostengono il tetto a duomo sovrastato da una statua della divinità, all’interno del tempio una sedia curule. 

 

Pianta del tempio di Vesta

 

In seguito il tempio bruciò ancora e venne danneggiato da inondazioni, finché Nerone non si fece carico della sua completa ricostruzione, la sesta. Questo tempio compare su aurei e denari di Nerone e su assi ed aurei di Vespasiano. Faustina emise dei sesterzi con le vestali sacrificanti davanti al tempio, una tipologia in seguito ripresa altre volte. Durante il regno di Commodo il tempio bruciò nuovamente, e di una ulteriore ricostruzione (la settima o l’ottava) si fece carico Settimio Severo. Julia Domna fu particolarmente devota a questo culto come dimostrato dalla quantità di emissioni commemorative del nuovo tempio di Vesta. Questa vasta emissione riguardò sesterzi, assi, aurei e medaglioni. Nel IV secolo il tempio-simbolo della romanità stessa seguì il declino dell’impero. Il Cristianesimo prese piede anche a Roma e dimostrò ben poco rispetto degli antichi culti. Nel 394 Teodosio II con un decreto soppresse il culto di Vesta,  bandì le Vestali ed estinse il fuoco che aveva bruciato incessantemente per più di mille anni. Con tale gesto intollerante potremmo datare la fine della Roma antica.

 

 

Q. Cassius Longinus, Denario. Roma  55 a.C. Cr 428/2

 

 

 

 

 

 

Nerone, denario. Roma  65-66 d.C. RIC 62

 

 

 

 

 

Giulia Domna, asse. Roma  215-217 d.C. RIC IV 607 (Caracalla)

 

 

 

Il tempio di Vesta come appare oggi nel Foro Romano, ai piedi degli edifici del Palatino

 

 

 

Il tempio di Vesta, da un bassorilievo della Galleria degli Uffizi.

 



 

 

 

TEMPIO DI MARTE

 

Quello di Vesta non fu l’unico tempio circolare costruito a Roma. Il poeta Virgilio ci informa che  templi rotondi erano dedicati ad alcune divinità: Vesta, Mercurio, Diana ed Ercole. Al tempo di Augusto templi circolari vennero eretti anche in onore di Marte, ciò è testimoniato dall’emissione di denari e cistofori.  Su questo cistoforo battuto a Pergamo compare un tempio circolare monoptero su un alto podio di cinque scalini, dedicato a Mars Ultor. All’interno della sobria struttura un’insegna militare.

 

 

 

Ottaviano Augusto, cistoforo. Pergamum  19-18 a.C. RIC 507

 

 

 



 

 

 

TEMPIO DEL DIVO ROMOLO

 

Per l’Imperatore Massenzio con la morte prematura del figlio Valerio Romolo, finiva la speranza di dare vita ad una nuova dinastia. Massenzio volle quindi dedicare all’amato figlio un tempio e una tomba, entrambi circolari. Il tempio sorse sulla via sacra, vicino al tempio della Diva Faustina. La tomba circolare venne eretta  fuori Roma lungo la via Appia. La tomba probabilmente fu raffigurata sui follis di Massenzio con leggenda AETERNAE MEMORIAE: un edificio circolare di mattoni, sormontato da un’alta cupola su cui troneggia un’aquila. Il tempio non fu terminato ma il suo progetto appare sul rovescio dei follis a leggenda AETERNA MEMORIA. Qui una struttura circolare a duomo è preceduta da un portico a sei colonne. L’edificio incompiuto venne poi portato a termine da Costantino. Il tempio fu trasformato da papa Felice IV (527‑530) nel vestibolo della chiesa dei santi Cosma e Damiano. Grazie a ciò la struttura circolare e la cupola di questo edificio, pur rimaneggiati, si sono salvati e possono essere ammirati ancora adesso nel Foro romano. In questo caso la numismatica si è dimostrata indispensabile nella corretta identificazione di un edificio antico.

 

 

Massenzio, follis, Roma 310-311 d.C. RIC VI 249

 

 



 

 

 

 

TEMPIO DI GIUNONE

 

Questo medaglione in eccellente conservazione mostra i dettagli architettonici di una struttura templare circolare, con cupola a duomo, dedicata a Juno Martialis. Giunone con l’epiteto di Martialis è nota esclusivamente dai rovesci delle monete di Treboniano Gallo. Probabilmente l’Imperatore cercò di diffondere questo nuovo culto costruendo uno o più templi a Roma o nell’Est. Si è pensato che l’appellativo Martialis si riferisse alla collocazione del tempio in Campo Marzio, di cui però non c’è evidenza archeologica. In alternativa si è supposto che Juno Martialis corrispondesse a Juno Perusina, un culto praticato nella città natale dell’Imperatore, Perugia. Di fatto abbiamo notizia di questo bel tempio e del suo culto solo dalla numismatica: antoniniani, sesterzi e medaglioni battuti da Treboniano Gallo e dal figlio Volusiano.

 

 

Teboniano Gallo e il figlio Volusiano, medaglione,251-253. d.C. Gnecchi III 5

  

 

 



 

 

 

IL SACELLO DI VENERE CLOACINA

 

Questo insolito monumento era dedicato a Venere Cloacina ovvero la purificatrice. Cloacina era la divinità della cloaca (Cloaca Maxima), che permetteva la purificazione della città. Il suo culto era legato ad antiche usanze italiche. Secondo quanto tramanda Plinio, romani e sabini, pacificatisi dopo il ratto delle donne sabine, si purificarono nel luogo dove venne eretto il tempio.

I suoi resti sono stati localizzati nel Foro Romano di fronte alla Basilica Emilia, ai piedi dei suoi gradini marmorei. Il sacello fu teatro di un drammatico fatto di sangue quando Lucio Virginio uccise la propria figlia Virginia per sottrarla alla violenza del decemviro Appio Claudio.

Su alcuni denari di Mussidius Longus possiamo ammirare il luogo di culto, raffigurato come una piattaforma rialzata, apparentemente a cielo aperto, su cui erano collocate due statue tra le quali un altare. A sinistra una rudimentale rappresentazione del portico della Basilica Emilia.

 

 

 

  1. L. Mussidius Longus, denario. Cr. 494.

 

 

 

 

 

 

 

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